giovedì 15 settembre 2016

Boxe VS Kung Fu


Chi ama  il pugilato di solito non disdegna le altre discipline da combattimento, siano esse kung fu, karate, ecc. Tutte hanno come centro il combattimento tra due persone. Certo è che esistono innumerevoli differenze e innumerevoli discipline di combattimento, quindi per comodità scelgo di parlare solamente del pugilato e del kung fu, confrontandole tra di loro.

Dire chi è più forte tra il migliore pugile in circolazione ed il maestro di kung fu più eccelso in effetti fa un po sorridere, è come dire chi è più forte tra Superman e Thor. Uno è un extraterrestre, l'altro un dio e tra l'altro il primo appartiene alla DC Comics e l'altro alla Marvel Comics, quindi la risposta non può essere che una sola e cioè: il confronto è impossibile.

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Superman VS Thor
La scopo del post non è dunque quello di predire un risultato impossibile da valutare, ma di confrontare le varie caratteristiche delle due discipline, al fine di trovare le differenze ed i punti in comune, magari dare anche qualche motivo di riflessione, sia per il pugile che anche per l'appassionato di arti marziali.

Innanzitutto occorre fare una prima fondamentale differenziazione: il pugilato è uno sport, il kung fu è uno stile di vita, e questo è determinante, non tanto nel tipo di allenamento, ma nell'approccio mentale alla disciplina stessa. Inoltre il pugilato viene combattuto con i guantoni, seguendo delle regole precise, nel kung fu ogni parte del corpo è un arma ed i colpi, le leve, trazioni, disarticolazioni e quant'altro hanno come unico obiettivo quello di neutralizzare l'avversario nel più breve tempo possibile, usando anche colpi mortali o potenzialmente devastanti, come le torsioni del collo, accecamenti, colpi alla gola, inguine, dislocazioni di articolazioni e tutto quello che ci possiamo mettere.

Quindi, in un ipotetico scontro a mani nude senza regole, due contendenti di peso uguale di cui uno campione di pugilato e l'altro maestro di kung fu, mi sento di dire che probabilmente il secondo avrebbe la meglio, non tanto per la potenza dei colpi che, per tipo di allenamento il pugilato probabilmente risulta essere più efficace, ma quanto per l'approccio al combattimento stesso e all'uso di parti del corpo e tecniche in cui il pugile non è assolutamente padrone. Di contro, in un incontro con guantoni e regole precise, ecco che probabilmente la cosa si invertirebbe e sarebbe qui il pugile ad avere la meglio, in quanto più abituato a questo tipo di lotta. 

Siamo ancora in una situazione di stallo. 
Quali sono dunque le differenze  che caratterizzano le due discipline? 
Sono molte in realtà, quindi mi limiterò a citare solo le principali:

La respirazione

Negli allenamenti di pugilato è praticamente assente o tenuta in considerazione marginale, mentre nel kung fu è fondamentale. E' la parte iniziale e finale di ogni allenamento e non solo, molti colpi e movimenti vengono associati a respirazioni differenti,  mentre nella boxe spesso non si va più in la del semplice "pffff" o "uhmmp" nel momento del colpo (che è già qualcosa) ma sicuramente non basta. Solo respirando nel modo corretto è possibile sfruttare appieno l'energia interna che ci permette di ottenere la massima efficacia. Superfluo ricordare infatti che una buona respirazione prima di ogni allenamento o gara (ma anche dopo) è indispensabile, in quanto così il cervello, i muscoli, gli organi ed i tessuti vengono irrorati di sangue carico di ossigeno, rendendoli pronti e scattanti per il lavoro che dovranno andare a fare. Inoltre esercizi respiratori possono rivelarsi molto utili nel pre-gara, come aiuto alla concentrazione e al rilassamento. 


Tecniche di Respirazione Shaolin


La varietà di guardie

Mentre nel pugilato l'atleta adotta di solito un solo tipo di guardia, massimo due, per ogni combattimento, nel kung fu queste variano molto spesso, in base alle caratteristiche dell'avversario e ai colpi da portare. Inoltre hanno molta padronanza nell'alternare guardie destre e sinistre in maniera quasi paritaria, a prescindere dal lato più forte della persona. Fondamentalmente nel kung fu non esistono atleti destri o mancini.
Certo che non è semplice variare guardia in continuazione durante un combattimento, ma il saper padroneggiare più guardie disorienta l'avversario che si ha di fronte, diminuendo la prevedibilità della nostra azione ed aumentando le combinazioni in attacco. 
Non dico che nel pugilato debbano venire usate guardie e tecniche di kung fu, ci mancherebbe,  ma basterebbe già che un pugile sia bene allenato in tutte le guardie fondamentali della boxe, che non sono poi così poche, questo naturalmente sia in posizione destra che sinistra.



Alcune guardie nella Boxe



Il combattimento

In questo ambito, invece, è il pugilato ad insegnare qualcosa al kung fu, in cui i combattimenti sono perlopiù assenti. Questo in parte è dovuto anche alla potenziale pericolosità dei colpi dati a mani nude in zone sensibili e pericolose, in parte alla assoluta reticenza, da parte delle scuole di kung fu, di usare i guantoni o i dispositivi di protezione. Certo è che i combattimenti molto spesso sono semplici applicazioni di forme, in cui i colpi vanno a segno in maniera quasi impercettibile, di fatto impedendo di capire realmente la potenza, le capacita di incasso dei colpi e tutto quello che invece appare subito ben chiaro nel pugilato. Negli ultimi anni si è diffusa infatti, nelle scuole di kung fu, anche il sanda, che è una forma di combattimento con guanti e protezione, che però assomiglia più ad un misto tra un incontro di kickboxing e lotta greco-romana, ed in ogni caso, non è kung fu, ma un altra cosa. 



Un combattimento di Sanda


L'uso della palestra

Sempre più spesso vediamo pugili con fisici statuari, addominali scolpiti e bicipiti fotonici. Eppure, se guardiamo molti campioni, non hanno un fisico così scolpito, pur essendo fortissimi. 

Anzi. 

Il fisico del pugile di base non è proprio uguale a quello di un culturista, anche perché alcuni muscoli non servono a nulla o quasi e per assurdo un loro abnorme sviluppo potrebbe rallentare l'azione del muscolo antagonista, magari proprio quello che invece è direttamente interessato all'azione. Per fare un esempio, il bicipite brachiale (vanto di molti pugili) non è poi così importante nel pugno, come invece lo è il suo antagonista, cioè il tricipite radiale, situato al di sotto. Inoltre ricordiamoci bene che come difesa i muscoli non sono così efficaci in quanto, anche se duri, sono sensibili al dolore ed a traumi e sanguinamenti, tutte cose assenti ad esempio in un sano strato di tessuto adiposo.
Nel kung fu, in linea generale, l'uso dei pesi è assolutamente vietato, in quanto l'unico peso che serve per l'allenamento è il corpo stesso. Vengono usati a volte dei pesi in maniera statica, ma perlopiù servono più a temperare la volontà che non a fare i muscoli.

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Il campione del mondo dei pesi massimi Tyson Fury

Lo stile di vita

Letteralmente la parola "kung fu" significa "duro lavoro" per la scuola Wu Tang, oppure "colui che ha una devozione incrollabile" per la scuola Shaolin, ed ha una storia di quasi duemila anni. Il termine "Boxe" proviene invece dall'inglese box, che significa "pugno, schiaffo", ed è nata nara il 1700 ed il 1800. 

In un monastero Shaolin gli allenamenti incominciano alle all'alba e finiscano al tramonto, tutti i giorni, fin da piccoli. Sono allenamenti per rafforzare il corpo, ma anche lo spirito e vengono eseguiti sempre. Nella boxe invece gli allenamenti variano in base all'incontro. Normalmente un maestro di kung fu mantiene un corpo perfettamente sano e scattante anche in età avanzata. Nel pugilato, a causa anche dei duri colpi ricevuti durante gli incontri, dopo una certa età il corpo e la mente necessariamente risentono di tutto questo accanimento e presenteranno alla fine il conto, che per alcuni sarà anche molto salato. 

Il kung fu è uno stile di vita che comprende molteplici fattori, non solo quello della lotta. Il maestro di kung fu considera lo scontro solamente come unica soluzione, quando tutte le altre alternative non sono praticabili, e non ostenta mai la sua bravura o superiorità in pubblico.
Il pugile normalmente fa l'opposto. Gli piace mostrare la sua forza, la sua agilità anche fuori dal contesto della palestra, e non sono infrequenti fatti di cronaca di pugili professionisti che hanno pestato qualche malcapitato di passaggio. 

Un altra differenza è data dalla meditazione, che nel kung fu è parte integrante per ogni allenamento. Ad essere sincero mi fa sorridere il pensare di vedere Jack Dempsey che medita come un santone indiano, e certo questo aspetto non è di facile integrazione nel pugilato, anche se alcune tecniche di meditazione possono essere utilizzate come rilassamento in allenamento o pre-match. 

Quindi, mentre nel kung fu l'allievo intraprende questa disciplina solo marginalmente per imparare a combattere, nella boxe il fine unico è vincere l'avversario, e tutto il resto è orientato in tal senso. Vinci una sfida oppure perdi, diventi campione oppure no. 


Documentario National Geographic sul Kung Fu Shaolin

Spero di aver dato quantomeno una minima conoscenza a chi non avesse mai avuto modo di conoscere il kung fu, e anche qualche spunto su cui riflettere..

A questo punto però sarete curiosi di sapere il vincitore della sfida tra boxe e kung fu, immagino.

Questo lo potrete solamente scoprire guardando l'ultimo video che vi propongo, con due attori di eccezione, come Mike Tyson e Donnie Yen, in una scena tratta dal film Ip Man 3.

Un saluto

Orco di Nana

Ip Man VS Mike Tyson

domenica 11 settembre 2016

Le fratture della mano nel pugilato



La mano, nel pugilato, viene sottoposta a tutta una serie di sollecitazioni sia nell'offesa che nella difesa. Viene dunque spontaneo che questa parte del corpo è una delle più interessate nella casistica delle lesioni per questo sport.

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Le ossa della mano


Nel pugno, la superficie che colpisce deve essere costituita dalle teste dei quattro ultimi metacarpi e dalle falangi basali, flesse in modo da formare un angolo di 90 gradi con il piano del dorso.  La posizione del pollice è di adduzione del metacarpo, lieve flessione della prima falange sul metacarpo, flessione ad angolo retto della seconda falange sulla prima. La posizione del polso deve essere sempre intermedia tra flessione ed estensione per formare una linea retta con le ossa metacarpali.



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Un perfetto destro di Gennady Golovkin

Le fratture del carpo

Le ossa carpali funzionano da cerniera per i movimenti del polso e della mano, ma anche da ammortizzatori di forze traumatiche sulla mano e sull'avambraccio. La forza dell'impatto viene infatti trasmessa alle ossa dell'avambraccio attraverso le ossa del carpo. Lo scafoide in particolare, incastrato tra la testa del capitato e la superfice articolare del radio, assorbe la maggior parte della forza viva traumatica.
La sintomatologia in queste fratture, è caratterizzata da dolore vivo, diminuita articolarità del polso e della funzione prensile delle dita.
Le cause possono essere molteplici, classico è il un pugno dato con deviazione radiale, ma anche da traumi cronici, e da colpi diretti al polso
In base alla gravità della frattura, la terapia può essere fatta con ingessatura da tenere 4-12 settimane, mentre in alcuni casi occorre ricorrere alla terapia chirurgica.

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Frattura dello scafoide

Frattura della base del primo metacarpo

E' la più frequente e si verifica per meccanismo indiretto, di iperflessione e adduzione, in quanto il colpo è portato in maniera irregolare, quindi non con le teste degli ultimi quattro metacarpi ma dal primo metacarpo il quale viene forzato in adduzione e flessione, fratturandosi nella sua parte meno mobile, e cioè la sua base. Tra i pugili, i cosiddetti "picchiatori" sono i più inclini ad avere tale problematica, in quanto colpiscono violentemente, con un improvviso slancio verso l'avanti e verso l'interno del braccio teso sulla linea orizzontale.
In base alla localizzazione si suddividono in extra articolari ed intra articolari, in cui troviamo la famosa frattura di Bennett.
La sintomatologia è caratterizzata dalla tumefazione alla base del metacarpo, con spesso l'interessamento bel bordo radiale della mano, con la formazione, a distanza di qualche giorno, di ecchimosi. La mobilità del pollice è limitata e dolorosa. Alla palpazione presenta dolore vivo.
La terapia consiste nell'immobilizzazione per 4-5 settimane, ma più spesso viene adottata la terapia chirurgica.

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Frattura di Bennett

Fratture distali dei metacarpi

In queste il più colpito è il secondo metacarpo. Il frammento distale (e quindi la testa del metacarpo) si inginocchia, per cui scompare la nocca del dito quando la mano è chiusa a pugno. Si verifica per iperflessione della falange prossimale del dito. In tale situazione la superficie di impatto non è più costituita dalla testa del metacarpo corrispondente, bensì dall'apice della falange, che viene sottoposta ad una violenta iperflessione, che ne determina a sua volta la frattura.
La sintomatologia è caratteristica: tumefazione diffusa in sede metacarpo-falangea, scomparsa della nocca corrispondente, dolore vivo al movimento del dito interessato.
La terapia consiste con la immobilizzazione in trazione continua nella posizione funzionale del dito. E' importante non sottovalutare tali fratture, in quanto possono essere causa di notevoli disturbi funzionali tardivi quale esito di mancata immobilizzazione o insufficiente riduzione. Nei casi gravi è necessaria la terapia chirurgica.

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Fratture metacarpali

Altri tipi di fratture, meno frequenti, sono la frattura basale dei metacarpi, le fratture diafisarie e delle falangi. Tra le lesioni di natura microtraumatica possiamo citare il pollice curvo.

Come tute le fratture, dopo le cure mediche è importante seguire un rigido programma di riabilitazione, meglio se con fisioterapisti specializzati, chiamati anche terapisti della mano. La mano, oltre che come arma di difesa ed attacco, è sopratutto una parte fondamentale di noi stessi. Ripetuti traumi e fratture, unitamente ad una cattiva rieducazione funzionale, possono causare importanti problematiche che, nell'età adulta, porteranno sicuramente a gravi conseguenze della funzionalità dell'arto stesso, con tutte le inevitabili conseguenze del caso.

Vorrei concludere il post alleggerendo un poco l'argomento. Alcune volte è possibile vincere anche con una sola mano. Vi lascio quindi con le immagini della incredibile vittoria di Danny Williams che, nonostante una frattura ad una mano avvenuta durante l'ultimo round, riesce ad atterrare Mark Potter con un solo braccio, il sinistro. Tutto è possibile dunque.

Un saluto

Orco di Nana



Danny Williamson vs Mark Potter

venerdì 3 giugno 2016

Il KO Carotideo


Possiamo definire il Knockout (dall'inglese knock out of time, cioè abbattere il tempo)  come uno dei modi di interrompere un incontro di pugilato anticipatamente.e consiste fondamentalmente nell'atterramento dell'avversario. Si differenza dal KO tecnico in quanto, nel secondo, non vi è un vero e proprio atterramento ma è l'arbitro, l'angolo o  il pugile stesso, che mette fine al combattimento in maniera anticipata, senza che questi necessariamente debba cadere a terra.

Esistono diversi tipi di KO e questo in base a molteplici fattori. Innanzitutto se il KO è inferto con un solo colpo oppure con più colpi consecutivamente, dopo una lunga serie, cioè per sfinimento, per dolore ecc. Occorre poi distinguere la localizzazione di dove avviene il colpo (mento, naso, testa, al mastoide, fegato, reni, ecc) e il tipo di shock che comporta il KO (stupore, commozione o contusione cerebrale, dolore, ecc).

Quindi, come potete intuire, non è così semplice affrontare tutto un capitolo sul KO, ma mi limiterò per questo articolo a trattare di un solo caso specifico di KO, quello carotideo, conosciuto anche come KO alla mastoide o ritardato, in quanto questa è la sua caratteristica principale, cioè quello di agire con un ritardo tra colpo subito ed atterramento, a volte anche della durata di qualche secondo. Un po come la tecnica dell'esplosione del cuore con cinque colpi del film Kill Bill, che appena fatto 5 passi cadi a terra. Naturalmente con conseguenza molto meno gravi, visto che, tra tutti i tipi di KO, questo e quello sicuramente meno nocivo.
Scherzi a parte la compressione del seno carotideo, con colpi di gomito, con le dita, oppure come strangolamento o presa al collo è molto usata nelle arti marziali, in quanto il combattimento a mani libere e l'uso di leve, prese e torsioni ne facilita enormemente  l'utilizzo.

Il Maestro Tai-Pei, nel film "Kill Bill"

Tornando al pugilato il pugno, che deve essere molto forte, va a colpire la regione latero-cervicale, subito al di sotto dell'angolo della mandibola: il pugile colpito continua ancora per qualche secondo la sua azione, come se non avesse risentito dell'effetto del colpo, per poi accasciarsi lentamente, spesso perdendo conoscenza. Questo stato però è di breve durata, le forze abbandonano graduatamene l'atleta come per uno svenimento, senza vertigini ne cefalea. Tale condizione è stata interpretata come uno stato transitorio di anemia cerebrale causato da una stimolazione contusiva del seno carotideo.
Ne è un esempio brillante l'atterramento subito da Rex Layne ad opera di Rocky Marciano.



Rocky Marciano vs Rex Layne


Il seno carotideo è una piccola dilatazione dell'arteria carotide comune, con importanti funzioni di controllo sulla frequenza cardiaca e sulla pressione arteriosa. La sua compressione, ad opera ad esempio di un pugno, causa una diminuzione dei battiti cardiaci, vasodilatazione e susseguente ipotensione arteriosa. E quindi la sincope con il pugile che sviene apparentemente senza una causa.


La Carotide e il Seno Carotideo

Questo tipo di KO è assai raro, infatti la stessa posizione di guardia nel pugilato costituisce una efficace barriera dal pugno avversario in tale punto. Ciò che è importante è la diagnosi differenziale con il KO cerebrale: anche questo avviene talvolta con effetto ritardato, ma a maggior distanza di tempo dai colpi: esso poi spesso è determinato non da colpo unico ma da colpi al capo ripetuti, che agiscono con effetto cumulativo. La sintomatologia infatti differisce notevolmente: nel KO carotideo il pugile, ripresa coscienza dopo pochi secondi, non accusa alcun malessere ne cefalea, non ha vomito, appare perfettamente orientato e può avere una leggera amnesia limitata nel tempo.

Un pugno che colpisce perfettamente il seno carotideo

Visto che parliamo di KO, vi lascio ad una compilation molto ben fatta sull'argomento. 

Un consiglio, preparate birra e patatine, perché una volta partito il video non poterete smettere di guardarlo fino a che non finisce. Ci sono anche alcuni KO carotidei, vediamo se li trovate, ora che avete imparato.

Buona visione

Orco di Nana















mercoledì 1 giugno 2016

un po di campanilismo ci vuole...



Essendo di Siena, vorrei dedicare un breve articolo su quello che è lo stato dell'arte del pugilato della mia città.

Siena non ha una grossa tradizione pugilistica, anzi...pessima.

Abbiamo il poggibonsese Renato Bianchini, operaio del mobilificio LALAM e camionista che, pareggiando l'incontro con Bruno Fortilli per il titolo italiano dei pesi medi, arrivò ad un passo dal divenire campione italiano. Al tempo fu un incontro che fece scalpore, organizzato con grossa fatica allo stadio di Poggibonsi, era il 20 Agosto 1960. Dopo questo ha continuato la sua carriera con la Ignis, ma non ha più avuto la possibilità di combattere nuovamente per il titolo

Renato Bianchini
Da Follonica possiamo citare il peso massimo Gianfranco Giannini detto Franco, che ha combattuto quaranta incontri, a cavallo tra gli anni 60 e 70, perdendoli trenta, di cui 17 per KO. Non abbiamo altre notizie purtroppo.

E' solo grazie a puri amanti della boxe che un minimo di cultura pugilistica è riuscita con estrema fatica, nel corso degli ultimi anni a rimanere quantomeno latente e non morire del tutto nella nostra città. I senesi che leggono questo articolo avranno già capito che sto parlando di Romano Borgogni e di suo figlio David che, con pazienza e tanta dedizione, sono riusciti a plasmare tutta una nuova generazione di pugili, con impegni e risultati più che incoraggianti nelle categorie giovanili, vincendo anche diversi premi e medaglie di tutto rispetto. Questo grazie anche alle solide strutture della Mens Sana Siena, che accoglie le palestre della scuola di Pugilato. Unica pecca la mancanza di un Ring fisso, cosa che in una palestra di pugilato mi pare quantomeno strana, fosse solo per l'immagine (un po come se mancassero le porte nella scuola di calcio). Ma Ring a parte, il resto è tutto molto curato, magari la società della Mens Sana, visto gli ottimi risultati dei suoi atleti, potrebbe prendere in considerazione l'idea e fargli questo bel regalo. Se lo meriterebbero assolutamente.

Tra gli atleti più in vista possiamo citare, nella categoria Junior Niccolò Nocciolini, 54 kg, medaglia d'argento ai campionati italiani assoluti e Michelangelo Giletto 57 kg.
Francesco Mecheroni è uno Schoolboy di 43 KG medaglia d'oro ai campionati italiani assoluti, mentre nella categoria Elite troviamo Christian Tartaglione, 69 KG e Simone Bicchi 81 KG. Renato Myftiu è un Senior di 64 KG.

post
Atleti della Mens Sana Boxe Siena con il Maestro David Borgogni
Con il padre di Niccolò Nocciolini, Guido, ho incrociato i guantoni circa 30 anni fa, sotto la guida paziente di Romano, in una palestra improvvisata a San Miniato. L'incontro terminò per un "no contest" ma, guardacaso, entrambi adesso siamo appassionati di boxe. Se Romano non avesse composto con fatica quella improvvisata (e anche un po scalcinata) scuola di pugilato, adesso non sarei qui a parlarvi di boxe. Quello che voglio trasmettere è che se non si impara da giovani ad amare e rispettare questo sport, difficilmente piacerà quando diventeremo adulti, e sarà visto solo come mero spettacolo di lotta e niente più. Ed è per questo che ringrazio anche suo figlio, David, un amico innanzitutto, un bravo pugile a suo tempo (ma anche adesso) ed un eccellente allenatore, il quale ha saputo trasportare il lavoro iniziato dal padre, consolidando una tradizione pugilistica che comincia a gettare basi molto solide nella nostra città.

Romano Borgogni
Tutto qui? No.

Oltre che all'ottima struttura del  settore giovanile, possiamo vantare un pugile professionista, e che pugile. Parlo di Davide Traversi, peso Medio con un record di 6 vittorie ed una sconfitta, un pugile serio, con una tecnica eccellente ed una difesa poderosa ed intelligente, il classico pugile che nessuno vorrebbe incontrare ma che ogni tanto ti tocca. La sua caratteristica principale, secondo me, oltre che sullo stile e sulla difesa, è che riesce a piazzare colpi in ogni occasione, anche quando non sembra possibile che lo possa fare. Qualcuno dice che non avrebbe la "castagna" o il cosiddetto "colpo da KO", cosa che io ritengo ridicola. Il colpo da KO spesso è una bufala, molte volte si tratta di puro culo, altre volte il pugile si butta in terra e basta. Davide nei suoi incontri mette a segno una serie impressionanti di colpi, magari non tutti devastanti, ma sono colpi che alla lunga funzionano più di uno forte singolo. Combattendo incontri sulle 6 riprese, questo può faticare a venire fuori, a differenza ad esempio di un pugile iperaggressivo alla Tyson, ma quando andrà agli 8 round e più, sarà allora che si vedrà il lavoro fatto a monte e il numero dei colpi da KO di Davide aumenterà a vista d'occhio. Per gli scettici comunque, basta guardare il combattimento sostenuto con Voros, che chiuderà questo articolo. Dovrebbe bastare.

Davide "Otra Vez" Traversi

Davide combatterà il 3 giugno, contro il napoletano Sergio Contino in occasione del titolo italiano dei pesi piuma tra Cipolletta e Crudetti. Chissà se una vittoria potrà finalmente spianare la strada ad incontri con avversari che gli possano permettere la scalata al difficile ed ambito titolo italiano dei pesi Medi, bersaglio alla sua portata, secondo me. Sergio Contino, ha 37 anni, è napoletano DOC ed ha combattuto lo stesso numero di incontri di Davide da professionista, vincendo 4 volte, di cui 1 prima del limite, perdendo una volta e pareggiandone due.
Ha una tecnica piuttosto approssimativa, attacca a testa bassa e si affida prevalentemente al destro che usa spesso colpendo il bersaglio grosso, ma la sua castagna  è davvero notevole quando arriva. Sembra anche un buon incassatore. E' stato fermo per 3 anni, dal 2012 al 2015, dove è ritornato con una vittoria per KO tecnico alla seconda ripresa contro il croato Boskovic, grazie guardacaso, all'uso del destro alla figura.

Sergio Contino
Un po di campanilismo ci vuole. Quindi darò il mio modestissimo contributo a tenervi sempre informati sui progressi e le novità dei pugili senesi, cercando di avvicinare questo sport a quante più persone possibili con la speranza, un giorno, di avere tra i professionisti della nostra città anche un Peso Massimo. Sarebbe il mio sogno nel cassetto. Tiferei per lui anche fosse della Lupa.

Mi congedo da voi con il video dell'incontro tra Davide Traversi e Mihaly Voros, visione consigliata agli scettici sopra citati.

Un saluto

Orco di Nana



Davide Traversi vs Mihaly Voros












sabato 21 maggio 2016

La ridente situazione della boxe elvetica


Il recente incontro di David Haye con lo svizzero Arnold Gjergjaj, mi fa riflettere sullo stato dell'arte della boxe svizzera e quindi, armato di curiosità, mi sono messo a cercare.

Viene fuori che il più famoso pugile elvetico è lo svizzerotto Piero Maggiò, a cui è dedicata la sobria copertina. Famoso non tanto per le sue doti pugilistiche, quanto più quelle di attore di serie C/2, rimasto nell'immaginario collettivo delle ragazze degli anni 90 per la sua sfolgorante interpretazione di Braccio di Ferro nella pubblicità di Moschino Cheap and Chic.

Per quello che invece riguardano le classifiche possiamo trovare al primo posto Frank Erne, un peso Welter che sfiorò il titolo mondale nel 1902, il ginevrino Maurice Dubois, quasi campione europeo nel 1938, Albert Badoud, campione europeo dei Welter nel 1909.

Da sinistra a destra: Frank Ernie, Maurice Dubois e Albert Badoud

Tra i pugili in attività troviamo proprio il peso Massimo  Arnold Gjergjaj, la grande speranza svizzera, che si è infranta in maniera patetica questa sera a Londra, contro Haye, senza nemmeno darmi il tempo di farmi finire le patatine. E' andato pure a terra dopo il gong, mai visto.

Forse in Svizzera si vive troppo bene per fare la boxe, che prevede sacrificio. Meglio sport come il lancio della pietra di Unspunnen e la corsa con la sedia da ufficio.



Un lanciatore di pietre di Unspunnen, in posa plastica


















Vi lascio con uno degli incontri più brutti nella storia della boxe, proprio quello di Haye contro Gjergjaj combattuto (?) poche ore fa. Sembra che la svizzero, dopo questo incontro, abbia preso in seria considerazione l'idea di passare al più mite sport del lancio della pietra di Unspunnen.

Un saluto

Orco di Nana






venerdì 13 maggio 2016

I Bruti


Diciamocelo chiaramente, a chi piace la boxe non può non amare il pugile bruto. Anche se molti comportamenti sono spesso opinabili, e gli spacconi hanno sempre ripagato con gli interessi la loro arroganza, sia essa fuori o dentro il ring, c'è sempre un certo fascino dietro il pugile cattivo.

Ho scelto cinque incontri di altrettanti pugili bruti, non è una classifica, solo quelli che mi sono venuti in mente al momento.

Il primo incontro è di Ernie Shavers, il distruttore nero. 68 KO su 74 vittorie, un incubo per qualunque pugile. Lo sfidante è Ken Norton. Era il 23 Marzo a Las Vegas.

Ernie Shavers vs Ken Norton

Per secondo ecco un altro duro, dal diretto destro così letale da meritarsi un nome tutto suo, Rocky Marciano e la sua Susie Q, contro Joe Louis. Era il 26 Ottobre 1951 al Madison Square Garden di New York. Incontro duro e difficile, knockout memorabile di Marciano su Louis, il quale realizzò che la sua carriera era finita li.

Rocky Marciano vs Joe Louis

Non puoi parlare di bruti se non citi Jack Dempsey, il massacratore. Il suo stile si basava tutto sull'estrema aggressività della sua azione. Molto odiato un po da tutti, pubblico compreso, era comunque un gran combattente. Lo vediamo nel suo incontro con l'argentino Luis Angel Firpo, considerato al tempo praticamente imbattibile.

Jack Dempsy vs Luis Angel Firpo

Suo padre era un macellaio, e in qualche modo lui ne seguì le orme. E' Max Baer, pugile-assassino dei primi del '900, famoso per avere ucciso Campbell sul posto e Shaaf in due tempi,vantandosene. Guardiamo come devastò il nostro povero Primo Carnera, che non smise di prendere colpi per tutto l'incontro, sbagliando ad un certo punto pure il proprio angolo.

Max Baer vs Primo Carnera

Vabbè, non è proprio il mio pugile preferito, ma voglio chiudere con Mike Tyson, che per bullezza non è sicuramente secondo a nessuno. Lo vediamo contro Peter NcNeeley,  una cazzottata da osteria, come commentò al tempo Rino Tommasi. Buona visione, un saluto.

Orco di Nana

.Mike Tyson vs Peter NcNeeley




martedì 10 maggio 2016

GerontoBoxe





Tutti invecchiamo, è inevitabile.

Come disse Oscar Wilde al riguardo: "La tragedia della vecchiaia non è di essere già vecchi, ma di essere ancora giovani"  e forse che seguendo questo sentimento sempre più spesso capita di veder salire sul ring dei pugili professionisti anche molto avanti con gli anni.

Questo, se da una parte mi può far piacere, in quanto significa che la persona si trova in ottime condizioni fisiche anche nella mezza età, da un altra mi spaventa, e non poco, in quanto (e diciamocelo chiaro) ancora non siamo abituati ad ammettere di invecchiare; è insito nell'animo umano.

Eppure appare chiaro che dopo i 40 anni quello che davamo per scontato esistesse da giovani va a un po a farsi friggere. Parlo del normale calo fisiologico che avviene in tutti noi. A questi va aggiunto la lunghezza della carriera di ogni atleta, il numero di incontri disputati, i KO subiti, il numero di colpi presi, le predisposizioni individuali e così via.

C'è differenza infatti tra un pugile che ha esordito  in ritardo, disputando pochi incontri, senza mai aver subito KO gravi o preso molti colpi, e chi invece esordisce presto, disputa molti incontri (magari anche molto duri) e subisce diversi atterramenti. Il corpo si usura, il cervello subisce numerose accelerazioni repentine dovute all' elevato numero di colpi ricevuti, le articolazioni cedono. Ci sono rischi anche per il cuore, il fegato, i polmoni e gli occhi.


Invecchiamento e peso degli organi
Invecchiamento e funzione cardio-vascolare e muscolare
Invecchiamento ed articolazioni

Purtroppo molti di questi gerontopugili, specialmente in nazioni dove l'assistenza sanitaria e previdenziale è scarsa o assente e gli ammortizzatori sociali inesistenti, si ritrovano costretti a combattere in quanto questo è l'unico lavoro che sanno fare bene, che gli permette di sfamare la propria famiglia, in qualche modo.

Questi sono i pugili a rischio maggiore di avere conseguenze anche molto gravi per quello che sarà la loro vita dopo la boxe. Parliamo infatti di uno sport agonistico, dove l'atleta da più del cento per cento, non di una disciplina dilettantistica o il pilates.

Come tutti gli sport professionistici, e il pugilato non è un eccezione (a parte il Curling forse o il Poker) l'atleta dopo i 40 anni è cominciato ad essere considerato vecchio. La boxe poi ha come peculiarità il dare e prendere pugni, cosa da non sottovalutare questa, e che certo non aiuta il normale processo di invecchiamento.

Quindi il pugile professionista saggio dovrebbe anche pianificare la sua vita in previsione del termine della sua attività agonistica, e non ritrovarsi senza sapere cosa fare una volta che questa sia terminata, perché è inevitabile, ogni carriera termina, e nella boxe possono finire in un lampo facendo rimanere l'ex atleta con un pugno di mosche...nei guantoni.

Steve Cunningham colpito da Joha Pablo Hernandez
Ne è un esempio Jerry Quarry, di cui è dedicata la foto in copertina, la "grande speranza bianca" degli anni 60 e 70. Tra i tanti ha combattuto, nel corso dei suoi 67 incontri da professionista, due volte con Fraizer, una con Alì (proprio al rientro dopo la squalifica), due volte con Floyd Patterson, tutti incontri molto duri.

Fu steso definitivamente da problemi polmonari e cardiaci a 53 anni, dopo che la demenza pugilistica lo aveva lavorato ai fianchi per più di un decennio, sfiancandolo irrimediabilmente. Combatté il suo ultimo incontro nel 1992, all'età di 47 anni, quando la sua demenza pugilistica era già evidente e diagnosticata.

Perse naturalmente e fu uno spettacolo penoso e non solo inutile, ma anche estremamente dannoso. Potrebbe questo essere una concausa determinante per la sua prematura scomparsa nel 1999.

Jerry Quarry, David Martinez (May 1991)
Jerry Quarry e David Martinez nel 1991
Alcuni gerontopugili però hanno invece combattuto oltre i quaranta anni con risultati notevoli.

Parlo di Sugar Ray Robinson ad esempio, che dopo questa soglia psicologica ha combattuto oltre 40 incontri, di Vitali Klitcho 3, Roberto Duran 25, Larry Holmes 24, George Foreman 20, Archie Moore 30. E solo per citarne alcuni tra i più famosi, ma la lista è lunga, anche troppo, e non vorrei incoraggiare questo comportamento che, a dispetto anche di buoni risultati apparenti, rimane estremamente dannoso.

Larry Holmes al suo ultimo incontro nel 2002

Vi lascio con quello che fu dichiarato l'incontro dell'anno del 1969, tra Joe Frazier e Jerry Quarry. Guardate bene quante se ne danno, e più che altro quante ne prende Quarry.

Quali danni, secondo voi, possono avvenire in un pugile, anche se bene allenato, dopo un incontro così duro?  Occorrerebbero per lo meno 6 mesi di stop per recuperare quantomeno parzialmente, probabilmente di più.

Quarry invece nei sei mesi successivi combatté altri 3 incontri, di cui l'ultimo perso per KO alla settima ripresa contro il canadese (incassatore di professione e massacratore alla bisogna) George Chuvalo, che in 93 incontri non è mai andato al tappeto, vincendoli 73, di cui 64 per KO, non proprio un agnellino.

Anche questo non gli ha di certo giovato.


Buona visione, un saluto.

Orco di Nana


Fraizer contro Quarry I, 23 Giugno 1969