lunedì 24 ottobre 2016

Pizza Pasta

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Per quelli della mia età che spendevamo intere ore (e soldi) nelle varie salette attrazioni del centro, non poteva mai mancare l'inevitabile partita a "Punch Out" il gioco arcade della Nintendo del 1984.

Spesso mi sono chiesto a chi si ispirassero i personaggi di questo gioco nella vita reale, e questo che segue è la mia personalissima interpretazione.

Il primo pugile da affrontare, molto facile, era Glass Joe (il nome  è un gioco di parole, jaw in inglese significa mento, quindi mento di cristallo), un francese che normalmente si riusciva a vincere facilmente, anche se a volte ti poteva pure mettere al tappeto. A quel punto erano veramente duecento lire buttate via.

Punch Out Arcade Glass Joe
Glass Joe
Questo potrebbe essere il pugile francese Marcel Cardan, campione del mondo dei pesi medi negli anni 40 che perse il titolo contro Jack La Motta, Caradan, oltre che per il pugilato, era famoso per la sua relazione sentimentale con la cantante Edith Piaf. Ed è  proprio per raggiungere la sua amante a Parigi che prende un aereo da new York che purtroppo si schianterà sull' arcipelago delle Azzorre senza lasciare sopravvissuti.

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Marcel Cardan
Il secondo pugile che incontravamo era Piston Hurricane, un po più pericoloso del precedente ma battibile in maniera abbastanza agevole.

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Piston Hurricane
Sarà per il baffetto da sparviero ed i capelli corti rasati ai lati in stile Marines, che l'ho sempre accostato a Joe Fraizer, campione olimpionico e dei pesi massimi a cavallo tra gli anni 60 e 70.  Si ricorda in particolar modo il primo incontro con Muhammad Ali, definito da molti l'incontro del secolo, in cui lo sconfisse ai punti. Indimenticabile la quindicesima ripresa di quello storico incontro.

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Joe Fraizer

Terzo pugile della saga, e qui si comincia a fare sul serio, era l'indomabile Bald Bull, con la sua carica dirompente che, se non saggiamente evitata, portava irrimediabilmente al KO.

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Bald Bull
Per la sua potenza pura, direi che potrebbe trattarsi del pugile statunitense Earnie Shawers, considerato "il pugno più potente della storia". Muhammad Alì, nell'incontro che vinse contro Shawers ai punti, lo definì il più potente pugile che avesse mai affrontato, e sono in molti ad attribuire alla violenza dei colpi che Alì subì in questo incontro, la malattia che di li a pochi anni si evidenzierà in lui.

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Earnie Shawers
Dopo lo scoglio di Bald Bull ecco arrivare Kid Quick, che come suggerisce il nome, si tratta di un pugile molto veloce, anche se piuttosto mingherlino, ma attenzione che quando parte e non riesci ad evitare i suoi velocissimi colpi diventa imbattibile.

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Kid Quick
Proprio per queste caratteristiche assieme di fragilità e potenza allo stesso tempo, non posso non associare questo pugile a Floyd Maywheater Senior, peso Welter degli anni 70, padre del più famoso Floyd Mayweather Junior. Di lui si ricorda sopratutto un leggendario incontro con Sugar Ray Leonard, in cui prese per tutto il match una serie incalcolabile di colpi e sembrava sempre sul punto di crollare, quando improvvisamente riprendeva vigore e diventava pericolosissimo. Leonard riuscì a stenderlo alla decima ed ultima ripresa, ma adesso qualsiasi arbitro avrebbe interrotto il match molte riprese prima.

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Floyd Maywheather Senior (a destra)
Quinto e penultimo avversario era l'italianissimo Pizza Pasta, un avversario molto difficile da vincere. diciamo che quando arrivavamo a combattere con lui, le duecento lire erano spese bene.

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Pizza Pasta
Sia per caratteristiche morfologiche che di guardia, e dotato di un destro alla "Susie Q" non ho dubbi che si tratti di Rocky Marciano, popolarissimo campione mondiale dei pesi massimi, ancora l'unico a ritirarsi da imbattuto. Celebre la sua frase: "Perché danzare per dieci riprese con un avversario se lo si può mettere KO alla prima?"

Rocky Marciano
Ultimo avversario e campione del mondo era il bazzuto gigante Mister Sandman. La tradizione folkloristica americana vuole infatti in Mister Sandman il portatore di buonanotte e sogni d'oro (nonché una famosa canzone dei Chordettes). 

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Mister Sandman (a sinistra)

Sarà che sono riuscito poche volte ad incontrarlo, ma l'unico pugile che mi viene in mente assomigliare a lui è Muhammad Alì, l'indiscusso campione mondiale dei pesi massimi negli anni 70, anche se (così come per Glass Joe, ma di lui mi piaceva la storia) non ne sarei del tutto certo, ma va bene comunque.

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Muhammad Alì

Finisco col riproporvi un video di Punch Out, con un giocatore che è molto più bravo di quanto non lo fossi io. 

Un saluto

Orco di Nana





venerdì 7 ottobre 2016

Siena s'è desta


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Quando pochi giorni fa ho letto che a Siena si sarebbero disputati non uno, ma bensì due titoli italiani di pugilato ho dovuto pulire più volte gli occhiali, pensavo di aver letto male. E' questa una notizia importante, oltre che dal punto di vista sportivo, anche e sopratutto dal punto di vista storico. Mai a Siena infatti si era disputato qualcosa del genere.

Inutile a questo punto sottolineare l'importanza che ha avuto in tutto ciò la Mens Sana Boxe Siena ed in particolare il maestro David Borgogni, che in questi ultimi anni ha costruito pazientemente una realtà pugilistica di caratura nazionale.

Ma veniamo alla riunione pugilistica, questa la locandina:

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L'evento clou è doppio, con due campionati italiani. Uno il titolo dei Cruiser (o massimi leggeri) e l'altro dei Superpiuma.

Fabio Turchi (7-0-0) giovane astro nascente della boxe fiorentina, sfiderà l'esperto Maurizio Lovaglio (20-12-0) per il vacante titolo italiano dei Cruiser. Nonostante l'esperienza di Lovaglio (che deteneva il titolo prima di lasciarlo vacante per intraprendere la sfortunata scalata europea di categoria), la bilancia sembra pesare tutta dalla parte di Fabione, la cui boxe aggressiva e devastante piace un po a tutti. Impossibile però azzardare una previsione attendibile, in quanto per Turchi questo è in realtà il suo primo vero incontro da professionista.

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Maurizio Lovaglio

Fabio Turchi

Mario Alfano (8-0-1) metterà in palio il titolo italiano dei Superpiuma contro Angelo Ardito (9-5-2). Sono due pugili con caratteristiche diverse e sopratutto età diverse. Molto più giovane Alfano, cosa questa che mi spinge a pensare che il titolo rimarrà nelle mani del campione in carica, nonostante tutta la personale ammirazione che ho nei confronti di Ardito, un pugile indomito.

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Mario Alfano
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Angelo Ardito

Il beniamino di casa Davide (e non Alessandro, come scritto erroneamente sulla locandina) Traversi (6-1-0), di rientro da un infortunio alla mano e fresco di cambio del procuratore (Graziano Loreni, a detta di molti il numero uno dei procuratori nazionali), sfiderà il bosniaco Nikola Matic (14-32-0) un pugile tenace, dotato di un buon diretto sinistro e poco più. A meno di grosse sorprese non ci dovrebbero comunque essere problemi per il nostro "Otra Vez", atleta di categoria secondo me superiore al suo avversario. Vediamo se la prossima volta l'evento clou della serata sarà proprio per Davide.

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Davide Traversi
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Nikola Matic

Ancora non abbiamo il nome dell'avversario per il campione intercontinentale IBF dei pesi Superwelter,  Orlando Fiordigiglio (25-1-0), che dovrebbe combattere sulla distanza delle 6 o 8 riprese. Sempre naturalmente che gli si trovi qualcuno con cui combattere.

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Orlando Fiordigiglio

Dunque.

Se la Boxe a Siena si è desta, ancora questo non lo possiamo dire per il panorama pugilistico generale, privo ormai da troppi anni di visibilità mediatica. Speriamo che questo evento porti, quantomeno nel senese, nuovi giovani pugili ad intraprendere questo sport che, se fatto con i giusti allenatori e le adeguate strutture, ha un percentuale di infortuni  molto più bassa, ad esempio, di quella del calcio o del basket.

A proposito di strutture, finalmente è stato fatto un "protoring" nella palestra della mens sana, ancora insufficiente secondo me ma comunque, per dirlo alla Otra Vez, "mas que nada..."

In questo articolo ho necessariamente tralasciato i giovani allievi di Borgogni, e vorrei in parte rimediare concludendo con questo bell'incontro di Niccolò Nocciolini disputato in occasione dell'ultima Reunion pugilistica organizzata a Siena.

Un saluto

Orco di Nana





giovedì 15 settembre 2016

Boxe VS Kung Fu


Chi ama  il pugilato di solito non disdegna le altre discipline da combattimento, siano esse kung fu, karate, ecc. Tutte hanno come centro il combattimento tra due persone. Certo è che esistono innumerevoli differenze e innumerevoli discipline di combattimento, quindi per comodità scelgo di parlare solamente del pugilato e del kung fu, confrontandole tra di loro.

Dire chi è più forte tra il migliore pugile in circolazione ed il maestro di kung fu più eccelso in effetti fa un po sorridere, è come dire chi è più forte tra Superman e Thor. Uno è un extraterrestre, l'altro un dio e tra l'altro il primo appartiene alla DC Comics e l'altro alla Marvel Comics, quindi la risposta non può essere che una sola e cioè: il confronto è impossibile.

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Superman VS Thor
La scopo del post non è dunque quello di predire un risultato impossibile da valutare, ma di confrontare le varie caratteristiche delle due discipline, al fine di trovare le differenze ed i punti in comune, magari dare anche qualche motivo di riflessione, sia per il pugile che anche per l'appassionato di arti marziali.

Innanzitutto occorre fare una prima fondamentale differenziazione: il pugilato è uno sport, il kung fu è uno stile di vita, e questo è determinante, non tanto nel tipo di allenamento, ma nell'approccio mentale alla disciplina stessa. Inoltre il pugilato viene combattuto con i guantoni, seguendo delle regole precise, nel kung fu ogni parte del corpo è un arma ed i colpi, le leve, trazioni, disarticolazioni e quant'altro hanno come unico obiettivo quello di neutralizzare l'avversario nel più breve tempo possibile, usando anche colpi mortali o potenzialmente devastanti, come le torsioni del collo, accecamenti, colpi alla gola, inguine, dislocazioni di articolazioni e tutto quello che ci possiamo mettere.

Quindi, in un ipotetico scontro a mani nude senza regole, due contendenti di peso uguale di cui uno campione di pugilato e l'altro maestro di kung fu, mi sento di dire che probabilmente il secondo avrebbe la meglio, non tanto per la potenza dei colpi che, per tipo di allenamento il pugilato probabilmente risulta essere più efficace, ma quanto per l'approccio al combattimento stesso e all'uso di parti del corpo e tecniche in cui il pugile non è assolutamente padrone. Di contro, in un incontro con guantoni e regole precise, ecco che probabilmente la cosa si invertirebbe e sarebbe qui il pugile ad avere la meglio, in quanto più abituato a questo tipo di lotta. 

Siamo ancora in una situazione di stallo. 
Quali sono dunque le differenze  che caratterizzano le due discipline? 
Sono molte in realtà, quindi mi limiterò a citare solo le principali:

La respirazione

Negli allenamenti di pugilato è praticamente assente o tenuta in considerazione marginale, mentre nel kung fu è fondamentale. E' la parte iniziale e finale di ogni allenamento e non solo, molti colpi e movimenti vengono associati a respirazioni differenti,  mentre nella boxe spesso non si va più in la del semplice "pffff" o "uhmmp" nel momento del colpo (che è già qualcosa) ma sicuramente non basta. Solo respirando nel modo corretto è possibile sfruttare appieno l'energia interna che ci permette di ottenere la massima efficacia. Superfluo ricordare infatti che una buona respirazione prima di ogni allenamento o gara (ma anche dopo) è indispensabile, in quanto così il cervello, i muscoli, gli organi ed i tessuti vengono irrorati di sangue carico di ossigeno, rendendoli pronti e scattanti per il lavoro che dovranno andare a fare. Inoltre esercizi respiratori possono rivelarsi molto utili nel pre-gara, come aiuto alla concentrazione e al rilassamento. 


Tecniche di Respirazione Shaolin


La varietà di guardie

Mentre nel pugilato l'atleta adotta di solito un solo tipo di guardia, massimo due, per ogni combattimento, nel kung fu queste variano molto spesso, in base alle caratteristiche dell'avversario e ai colpi da portare. Inoltre hanno molta padronanza nell'alternare guardie destre e sinistre in maniera quasi paritaria, a prescindere dal lato più forte della persona. Fondamentalmente nel kung fu non esistono atleti destri o mancini.
Certo che non è semplice variare guardia in continuazione durante un combattimento, ma il saper padroneggiare più guardie disorienta l'avversario che si ha di fronte, diminuendo la prevedibilità della nostra azione ed aumentando le combinazioni in attacco. 
Non dico che nel pugilato debbano venire usate guardie e tecniche di kung fu, ci mancherebbe,  ma basterebbe già che un pugile sia bene allenato in tutte le guardie fondamentali della boxe, che non sono poi così poche, questo naturalmente sia in posizione destra che sinistra.



Alcune guardie nella Boxe



Il combattimento

In questo ambito, invece, è il pugilato ad insegnare qualcosa al kung fu, in cui i combattimenti sono perlopiù assenti. Questo in parte è dovuto anche alla potenziale pericolosità dei colpi dati a mani nude in zone sensibili e pericolose, in parte alla assoluta reticenza, da parte delle scuole di kung fu, di usare i guantoni o i dispositivi di protezione. Certo è che i combattimenti molto spesso sono semplici applicazioni di forme, in cui i colpi vanno a segno in maniera quasi impercettibile, di fatto impedendo di capire realmente la potenza, le capacita di incasso dei colpi e tutto quello che invece appare subito ben chiaro nel pugilato. Negli ultimi anni si è diffusa infatti, nelle scuole di kung fu, anche il sanda, che è una forma di combattimento con guanti e protezione, che però assomiglia più ad un misto tra un incontro di kickboxing e lotta greco-romana, ed in ogni caso, non è kung fu, ma un altra cosa. 



Un combattimento di Sanda


L'uso della palestra

Sempre più spesso vediamo pugili con fisici statuari, addominali scolpiti e bicipiti fotonici. Eppure, se guardiamo molti campioni, non hanno un fisico così scolpito, pur essendo fortissimi. 

Anzi. 

Il fisico del pugile di base non è proprio uguale a quello di un culturista, anche perché alcuni muscoli non servono a nulla o quasi e per assurdo un loro abnorme sviluppo potrebbe rallentare l'azione del muscolo antagonista, magari proprio quello che invece è direttamente interessato all'azione. Per fare un esempio, il bicipite brachiale (vanto di molti pugili) non è poi così importante nel pugno, come invece lo è il suo antagonista, cioè il tricipite radiale, situato al di sotto. Inoltre ricordiamoci bene che come difesa i muscoli non sono così efficaci in quanto, anche se duri, sono sensibili al dolore ed a traumi e sanguinamenti, tutte cose assenti ad esempio in un sano strato di tessuto adiposo.
Nel kung fu, in linea generale, l'uso dei pesi è assolutamente vietato, in quanto l'unico peso che serve per l'allenamento è il corpo stesso. Vengono usati a volte dei pesi in maniera statica, ma perlopiù servono più a temperare la volontà che non a fare i muscoli.

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Il campione del mondo dei pesi massimi Tyson Fury

Lo stile di vita

Letteralmente la parola "kung fu" significa "duro lavoro" per la scuola Wu Tang, oppure "colui che ha una devozione incrollabile" per la scuola Shaolin, ed ha una storia di quasi duemila anni. Il termine "Boxe" proviene invece dall'inglese box, che significa "pugno, schiaffo", ed è nata nara il 1700 ed il 1800. 

In un monastero Shaolin gli allenamenti incominciano alle all'alba e finiscano al tramonto, tutti i giorni, fin da piccoli. Sono allenamenti per rafforzare il corpo, ma anche lo spirito e vengono eseguiti sempre. Nella boxe invece gli allenamenti variano in base all'incontro. Normalmente un maestro di kung fu mantiene un corpo perfettamente sano e scattante anche in età avanzata. Nel pugilato, a causa anche dei duri colpi ricevuti durante gli incontri, dopo una certa età il corpo e la mente necessariamente risentono di tutto questo accanimento e presenteranno alla fine il conto, che per alcuni sarà anche molto salato. 

Il kung fu è uno stile di vita che comprende molteplici fattori, non solo quello della lotta. Il maestro di kung fu considera lo scontro solamente come unica soluzione, quando tutte le altre alternative non sono praticabili, e non ostenta mai la sua bravura o superiorità in pubblico.
Il pugile normalmente fa l'opposto. Gli piace mostrare la sua forza, la sua agilità anche fuori dal contesto della palestra, e non sono infrequenti fatti di cronaca di pugili professionisti che hanno pestato qualche malcapitato di passaggio. 

Un altra differenza è data dalla meditazione, che nel kung fu è parte integrante per ogni allenamento. Ad essere sincero mi fa sorridere il pensare di vedere Jack Dempsey che medita come un santone indiano, e certo questo aspetto non è di facile integrazione nel pugilato, anche se alcune tecniche di meditazione possono essere utilizzate come rilassamento in allenamento o pre-match. 

Quindi, mentre nel kung fu l'allievo intraprende questa disciplina solo marginalmente per imparare a combattere, nella boxe il fine unico è vincere l'avversario, e tutto il resto è orientato in tal senso. Vinci una sfida oppure perdi, diventi campione oppure no. 


Documentario National Geographic sul Kung Fu Shaolin

Spero di aver dato quantomeno una minima conoscenza a chi non avesse mai avuto modo di conoscere il kung fu, e anche qualche spunto su cui riflettere..

A questo punto però sarete curiosi di sapere il vincitore della sfida tra boxe e kung fu, immagino.

Questo lo potrete solamente scoprire guardando l'ultimo video che vi propongo, con due attori di eccezione, come Mike Tyson e Donnie Yen, in una scena tratta dal film Ip Man 3.

Un saluto

Orco di Nana

Ip Man VS Mike Tyson

domenica 11 settembre 2016

Le fratture della mano nel pugilato



La mano, nel pugilato, viene sottoposta a tutta una serie di sollecitazioni sia nell'offesa che nella difesa. Viene dunque spontaneo che questa parte del corpo è una delle più interessate nella casistica delle lesioni per questo sport.

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Le ossa della mano


Nel pugno, la superficie che colpisce deve essere costituita dalle teste dei quattro ultimi metacarpi e dalle falangi basali, flesse in modo da formare un angolo di 90 gradi con il piano del dorso.  La posizione del pollice è di adduzione del metacarpo, lieve flessione della prima falange sul metacarpo, flessione ad angolo retto della seconda falange sulla prima. La posizione del polso deve essere sempre intermedia tra flessione ed estensione per formare una linea retta con le ossa metacarpali.



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Un perfetto destro di Gennady Golovkin

Le fratture del carpo

Le ossa carpali funzionano da cerniera per i movimenti del polso e della mano, ma anche da ammortizzatori di forze traumatiche sulla mano e sull'avambraccio. La forza dell'impatto viene infatti trasmessa alle ossa dell'avambraccio attraverso le ossa del carpo. Lo scafoide in particolare, incastrato tra la testa del capitato e la superfice articolare del radio, assorbe la maggior parte della forza viva traumatica.
La sintomatologia in queste fratture, è caratterizzata da dolore vivo, diminuita articolarità del polso e della funzione prensile delle dita.
Le cause possono essere molteplici, classico è il un pugno dato con deviazione radiale, ma anche da traumi cronici, e da colpi diretti al polso
In base alla gravità della frattura, la terapia può essere fatta con ingessatura da tenere 4-12 settimane, mentre in alcuni casi occorre ricorrere alla terapia chirurgica.

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Frattura dello scafoide

Frattura della base del primo metacarpo

E' la più frequente e si verifica per meccanismo indiretto, di iperflessione e adduzione, in quanto il colpo è portato in maniera irregolare, quindi non con le teste degli ultimi quattro metacarpi ma dal primo metacarpo il quale viene forzato in adduzione e flessione, fratturandosi nella sua parte meno mobile, e cioè la sua base. Tra i pugili, i cosiddetti "picchiatori" sono i più inclini ad avere tale problematica, in quanto colpiscono violentemente, con un improvviso slancio verso l'avanti e verso l'interno del braccio teso sulla linea orizzontale.
In base alla localizzazione si suddividono in extra articolari ed intra articolari, in cui troviamo la famosa frattura di Bennett.
La sintomatologia è caratterizzata dalla tumefazione alla base del metacarpo, con spesso l'interessamento bel bordo radiale della mano, con la formazione, a distanza di qualche giorno, di ecchimosi. La mobilità del pollice è limitata e dolorosa. Alla palpazione presenta dolore vivo.
La terapia consiste nell'immobilizzazione per 4-5 settimane, ma più spesso viene adottata la terapia chirurgica.

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Frattura di Bennett

Fratture distali dei metacarpi

In queste il più colpito è il secondo metacarpo. Il frammento distale (e quindi la testa del metacarpo) si inginocchia, per cui scompare la nocca del dito quando la mano è chiusa a pugno. Si verifica per iperflessione della falange prossimale del dito. In tale situazione la superficie di impatto non è più costituita dalla testa del metacarpo corrispondente, bensì dall'apice della falange, che viene sottoposta ad una violenta iperflessione, che ne determina a sua volta la frattura.
La sintomatologia è caratteristica: tumefazione diffusa in sede metacarpo-falangea, scomparsa della nocca corrispondente, dolore vivo al movimento del dito interessato.
La terapia consiste con la immobilizzazione in trazione continua nella posizione funzionale del dito. E' importante non sottovalutare tali fratture, in quanto possono essere causa di notevoli disturbi funzionali tardivi quale esito di mancata immobilizzazione o insufficiente riduzione. Nei casi gravi è necessaria la terapia chirurgica.

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Fratture metacarpali

Altri tipi di fratture, meno frequenti, sono la frattura basale dei metacarpi, le fratture diafisarie e delle falangi. Tra le lesioni di natura microtraumatica possiamo citare il pollice curvo.

Come tute le fratture, dopo le cure mediche è importante seguire un rigido programma di riabilitazione, meglio se con fisioterapisti specializzati, chiamati anche terapisti della mano. La mano, oltre che come arma di difesa ed attacco, è sopratutto una parte fondamentale di noi stessi. Ripetuti traumi e fratture, unitamente ad una cattiva rieducazione funzionale, possono causare importanti problematiche che, nell'età adulta, porteranno sicuramente a gravi conseguenze della funzionalità dell'arto stesso, con tutte le inevitabili conseguenze del caso.

Vorrei concludere il post alleggerendo un poco l'argomento. Alcune volte è possibile vincere anche con una sola mano. Vi lascio quindi con le immagini della incredibile vittoria di Danny Williams che, nonostante una frattura ad una mano avvenuta durante l'ultimo round, riesce ad atterrare Mark Potter con un solo braccio, il sinistro. Tutto è possibile dunque.

Un saluto

Orco di Nana



Danny Williamson vs Mark Potter

venerdì 3 giugno 2016

Il KO Carotideo


Possiamo definire il Knockout (dall'inglese knock out of time, cioè abbattere il tempo)  come uno dei modi di interrompere un incontro di pugilato anticipatamente.e consiste fondamentalmente nell'atterramento dell'avversario. Si differenza dal KO tecnico in quanto, nel secondo, non vi è un vero e proprio atterramento ma è l'arbitro, l'angolo o  il pugile stesso, che mette fine al combattimento in maniera anticipata, senza che questi necessariamente debba cadere a terra.

Esistono diversi tipi di KO e questo in base a molteplici fattori. Innanzitutto se il KO è inferto con un solo colpo oppure con più colpi consecutivamente, dopo una lunga serie, cioè per sfinimento, per dolore ecc. Occorre poi distinguere la localizzazione di dove avviene il colpo (mento, naso, testa, al mastoide, fegato, reni, ecc) e il tipo di shock che comporta il KO (stupore, commozione o contusione cerebrale, dolore, ecc).

Quindi, come potete intuire, non è così semplice affrontare tutto un capitolo sul KO, ma mi limiterò per questo articolo a trattare di un solo caso specifico di KO, quello carotideo, conosciuto anche come KO alla mastoide o ritardato, in quanto questa è la sua caratteristica principale, cioè quello di agire con un ritardo tra colpo subito ed atterramento, a volte anche della durata di qualche secondo. Un po come la tecnica dell'esplosione del cuore con cinque colpi del film Kill Bill, che appena fatto 5 passi cadi a terra. Naturalmente con conseguenza molto meno gravi, visto che, tra tutti i tipi di KO, questo e quello sicuramente meno nocivo.
Scherzi a parte la compressione del seno carotideo, con colpi di gomito, con le dita, oppure come strangolamento o presa al collo è molto usata nelle arti marziali, in quanto il combattimento a mani libere e l'uso di leve, prese e torsioni ne facilita enormemente  l'utilizzo.

Il Maestro Tai-Pei, nel film "Kill Bill"

Tornando al pugilato il pugno, che deve essere molto forte, va a colpire la regione latero-cervicale, subito al di sotto dell'angolo della mandibola: il pugile colpito continua ancora per qualche secondo la sua azione, come se non avesse risentito dell'effetto del colpo, per poi accasciarsi lentamente, spesso perdendo conoscenza. Questo stato però è di breve durata, le forze abbandonano graduatamene l'atleta come per uno svenimento, senza vertigini ne cefalea. Tale condizione è stata interpretata come uno stato transitorio di anemia cerebrale causato da una stimolazione contusiva del seno carotideo.
Ne è un esempio brillante l'atterramento subito da Rex Layne ad opera di Rocky Marciano.



Rocky Marciano vs Rex Layne


Il seno carotideo è una piccola dilatazione dell'arteria carotide comune, con importanti funzioni di controllo sulla frequenza cardiaca e sulla pressione arteriosa. La sua compressione, ad opera ad esempio di un pugno, causa una diminuzione dei battiti cardiaci, vasodilatazione e susseguente ipotensione arteriosa. E quindi la sincope con il pugile che sviene apparentemente senza una causa.


La Carotide e il Seno Carotideo

Questo tipo di KO è assai raro, infatti la stessa posizione di guardia nel pugilato costituisce una efficace barriera dal pugno avversario in tale punto. Ciò che è importante è la diagnosi differenziale con il KO cerebrale: anche questo avviene talvolta con effetto ritardato, ma a maggior distanza di tempo dai colpi: esso poi spesso è determinato non da colpo unico ma da colpi al capo ripetuti, che agiscono con effetto cumulativo. La sintomatologia infatti differisce notevolmente: nel KO carotideo il pugile, ripresa coscienza dopo pochi secondi, non accusa alcun malessere ne cefalea, non ha vomito, appare perfettamente orientato e può avere una leggera amnesia limitata nel tempo.

Un pugno che colpisce perfettamente il seno carotideo

Visto che parliamo di KO, vi lascio ad una compilation molto ben fatta sull'argomento. 

Un consiglio, preparate birra e patatine, perché una volta partito il video non poterete smettere di guardarlo fino a che non finisce. Ci sono anche alcuni KO carotidei, vediamo se li trovate, ora che avete imparato.

Buona visione

Orco di Nana















mercoledì 1 giugno 2016

un po di campanilismo ci vuole...



Essendo di Siena, vorrei dedicare un breve articolo su quello che è lo stato dell'arte del pugilato della mia città.

Siena non ha una grossa tradizione pugilistica, anzi...pessima.

Abbiamo il poggibonsese Renato Bianchini, operaio del mobilificio LALAM e camionista che, pareggiando l'incontro con Bruno Fortilli per il titolo italiano dei pesi medi, arrivò ad un passo dal divenire campione italiano. Al tempo fu un incontro che fece scalpore, organizzato con grossa fatica allo stadio di Poggibonsi, era il 20 Agosto 1960. Dopo questo ha continuato la sua carriera con la Ignis, ma non ha più avuto la possibilità di combattere nuovamente per il titolo

Renato Bianchini
Da Follonica possiamo citare il peso massimo Gianfranco Giannini detto Franco, che ha combattuto quaranta incontri, a cavallo tra gli anni 60 e 70, perdendoli trenta, di cui 17 per KO. Non abbiamo altre notizie purtroppo.

E' solo grazie a puri amanti della boxe che un minimo di cultura pugilistica è riuscita con estrema fatica, nel corso degli ultimi anni a rimanere quantomeno latente e non morire del tutto nella nostra città. I senesi che leggono questo articolo avranno già capito che sto parlando di Romano Borgogni e di suo figlio David che, con pazienza e tanta dedizione, sono riusciti a plasmare tutta una nuova generazione di pugili, con impegni e risultati più che incoraggianti nelle categorie giovanili, vincendo anche diversi premi e medaglie di tutto rispetto. Questo grazie anche alle solide strutture della Mens Sana Siena, che accoglie le palestre della scuola di Pugilato. Unica pecca la mancanza di un Ring fisso, cosa che in una palestra di pugilato mi pare quantomeno strana, fosse solo per l'immagine (un po come se mancassero le porte nella scuola di calcio). Ma Ring a parte, il resto è tutto molto curato, magari la società della Mens Sana, visto gli ottimi risultati dei suoi atleti, potrebbe prendere in considerazione l'idea e fargli questo bel regalo. Se lo meriterebbero assolutamente.

Tra gli atleti più in vista possiamo citare, nella categoria Junior Niccolò Nocciolini, 54 kg, medaglia d'argento ai campionati italiani assoluti e Michelangelo Giletto 57 kg.
Francesco Mecheroni è uno Schoolboy di 43 KG medaglia d'oro ai campionati italiani assoluti, mentre nella categoria Elite troviamo Christian Tartaglione, 69 KG e Simone Bicchi 81 KG. Renato Myftiu è un Senior di 64 KG.

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Atleti della Mens Sana Boxe Siena con il Maestro David Borgogni
Con il padre di Niccolò Nocciolini, Guido, ho incrociato i guantoni circa 30 anni fa, sotto la guida paziente di Romano, in una palestra improvvisata a San Miniato. L'incontro terminò per un "no contest" ma, guardacaso, entrambi adesso siamo appassionati di boxe. Se Romano non avesse composto con fatica quella improvvisata (e anche un po scalcinata) scuola di pugilato, adesso non sarei qui a parlarvi di boxe. Quello che voglio trasmettere è che se non si impara da giovani ad amare e rispettare questo sport, difficilmente piacerà quando diventeremo adulti, e sarà visto solo come mero spettacolo di lotta e niente più. Ed è per questo che ringrazio anche suo figlio, David, un amico innanzitutto, un bravo pugile a suo tempo (ma anche adesso) ed un eccellente allenatore, il quale ha saputo trasportare il lavoro iniziato dal padre, consolidando una tradizione pugilistica che comincia a gettare basi molto solide nella nostra città.

Romano Borgogni
Tutto qui? No.

Oltre che all'ottima struttura del  settore giovanile, possiamo vantare un pugile professionista, e che pugile. Parlo di Davide Traversi, peso Medio con un record di 6 vittorie ed una sconfitta, un pugile serio, con una tecnica eccellente ed una difesa poderosa ed intelligente, il classico pugile che nessuno vorrebbe incontrare ma che ogni tanto ti tocca. La sua caratteristica principale, secondo me, oltre che sullo stile e sulla difesa, è che riesce a piazzare colpi in ogni occasione, anche quando non sembra possibile che lo possa fare. Qualcuno dice che non avrebbe la "castagna" o il cosiddetto "colpo da KO", cosa che io ritengo ridicola. Il colpo da KO spesso è una bufala, molte volte si tratta di puro culo, altre volte il pugile si butta in terra e basta. Davide nei suoi incontri mette a segno una serie impressionanti di colpi, magari non tutti devastanti, ma sono colpi che alla lunga funzionano più di uno forte singolo. Combattendo incontri sulle 6 riprese, questo può faticare a venire fuori, a differenza ad esempio di un pugile iperaggressivo alla Tyson, ma quando andrà agli 8 round e più, sarà allora che si vedrà il lavoro fatto a monte e il numero dei colpi da KO di Davide aumenterà a vista d'occhio. Per gli scettici comunque, basta guardare il combattimento sostenuto con Voros, che chiuderà questo articolo. Dovrebbe bastare.

Davide "Otra Vez" Traversi

Davide combatterà il 3 giugno, contro il napoletano Sergio Contino in occasione del titolo italiano dei pesi piuma tra Cipolletta e Crudetti. Chissà se una vittoria potrà finalmente spianare la strada ad incontri con avversari che gli possano permettere la scalata al difficile ed ambito titolo italiano dei pesi Medi, bersaglio alla sua portata, secondo me. Sergio Contino, ha 37 anni, è napoletano DOC ed ha combattuto lo stesso numero di incontri di Davide da professionista, vincendo 4 volte, di cui 1 prima del limite, perdendo una volta e pareggiandone due.
Ha una tecnica piuttosto approssimativa, attacca a testa bassa e si affida prevalentemente al destro che usa spesso colpendo il bersaglio grosso, ma la sua castagna  è davvero notevole quando arriva. Sembra anche un buon incassatore. E' stato fermo per 3 anni, dal 2012 al 2015, dove è ritornato con una vittoria per KO tecnico alla seconda ripresa contro il croato Boskovic, grazie guardacaso, all'uso del destro alla figura.

Sergio Contino
Un po di campanilismo ci vuole. Quindi darò il mio modestissimo contributo a tenervi sempre informati sui progressi e le novità dei pugili senesi, cercando di avvicinare questo sport a quante più persone possibili con la speranza, un giorno, di avere tra i professionisti della nostra città anche un Peso Massimo. Sarebbe il mio sogno nel cassetto. Tiferei per lui anche fosse della Lupa.

Mi congedo da voi con il video dell'incontro tra Davide Traversi e Mihaly Voros, visione consigliata agli scettici sopra citati.

Un saluto

Orco di Nana



Davide Traversi vs Mihaly Voros












sabato 21 maggio 2016

La ridente situazione della boxe elvetica


Il recente incontro di David Haye con lo svizzero Arnold Gjergjaj, mi fa riflettere sullo stato dell'arte della boxe svizzera e quindi, armato di curiosità, mi sono messo a cercare.

Viene fuori che il più famoso pugile elvetico è lo svizzerotto Piero Maggiò, a cui è dedicata la sobria copertina. Famoso non tanto per le sue doti pugilistiche, quanto più quelle di attore di serie C/2, rimasto nell'immaginario collettivo delle ragazze degli anni 90 per la sua sfolgorante interpretazione di Braccio di Ferro nella pubblicità di Moschino Cheap and Chic.

Per quello che invece riguardano le classifiche possiamo trovare al primo posto Frank Erne, un peso Welter che sfiorò il titolo mondale nel 1902, il ginevrino Maurice Dubois, quasi campione europeo nel 1938, Albert Badoud, campione europeo dei Welter nel 1909.

Da sinistra a destra: Frank Ernie, Maurice Dubois e Albert Badoud

Tra i pugili in attività troviamo proprio il peso Massimo  Arnold Gjergjaj, la grande speranza svizzera, che si è infranta in maniera patetica questa sera a Londra, contro Haye, senza nemmeno darmi il tempo di farmi finire le patatine. E' andato pure a terra dopo il gong, mai visto.

Forse in Svizzera si vive troppo bene per fare la boxe, che prevede sacrificio. Meglio sport come il lancio della pietra di Unspunnen e la corsa con la sedia da ufficio.



Un lanciatore di pietre di Unspunnen, in posa plastica


















Vi lascio con uno degli incontri più brutti nella storia della boxe, proprio quello di Haye contro Gjergjaj combattuto (?) poche ore fa. Sembra che la svizzero, dopo questo incontro, abbia preso in seria considerazione l'idea di passare al più mite sport del lancio della pietra di Unspunnen.

Un saluto

Orco di Nana