giovedì 10 novembre 2016

Quindicesimo round

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Nel pugilato, lo sappimo bene, gli incontri durano al massimo 12 riprese, ma non è stato sempre così. Nel XVIII secolo le riprese non esistevano affatto, e si continuava ad oltranza fino a che uno dei due contendenti non stramazzava al suolo o si arrendeva.

Nel 1865, con le regole del Marchese di Quensberry, si divideva l'incontro in più riprese di tre minuti ed uno di riposo, ma non vi era un numero prestabilito di riprese, inoltre fu introdotto il KO, oltre all'uso dei guantoni e alla suddivisione dei pugili per categorie di peso.

Fu solo dai primi del novecento che furono istituite le quindici riprese e la risoluzione degli incontri anche ai punti, con la nascita dei giudici di gara.

Nel 1983, anche a seguito della morte del pugile coreano Duk Koo Kim, accaduta dopo l'incontro con Ray "Boom Boom" Mancini, la WBC decise di ridurre il numero delle riprese da 15 a 12, seguita, nel giro di pochi anni, anche dalle altre associazioni pugilistiche mondiali.

Jackson VS Mendoza, Hornchurch 1795

Ad onor del vero, dalla tredicesima alla quindicesima ripresa spesso gli incontri erano quasi inutili: i pugili erano entrambi stanchissimi e spesso si assisteva a riprese con un clinch dietro l'altro fino alla fine. Oltre a questo, diminuendo il numero delle riprese, si è aumentato notevolmente la sicurezza in questo sport.

Detto questo, ci sono stati incontri che sono diventati famosi grazie proprio alla quindicesima ripresa, incontri che, solo con un filo di nostalgia, posso dire che non vedremo mai più.

Il primo video che vi vorrei proporre è la quindicesima ripresa tra Muhammad Ali contro Joe Fraizer, svoltosi a New York l'8 Marzo 1971. Incredibile la capacità di Ali di resistere fino alla fine. Con la mascella frantumata e Fraizer che continuava a colpirlo sempre sullo stesso lato, Ali, pur oramai consapevole di avere perso, continuò e finì l'incontro, andando poi direttamente in ospedale per diversi giorni. 


Muhammad Ali VS Joe Fraizer

Il secondo video riguarda l'incontro tra Ken Norton e Larry Holmes, valevole per il titolo mondiale dei pesi massimi. Si può notare come Norton (che avrebbe dovuto interpretare il ruolo di Apollo Creed in Rocky, parte poi assegnata a Carl Wheaters) non riesca ad alzare più le braccia, tanta la fatica e nonostante tutto finire il match. Holmes vinse l'incontro ma anche per lui il prezzo da pagare fu enorme, in termini di pugni presi.

Ken Norton VS Larry Holmes

Come terzo incontro troviamo il nostro Nino Benvenuti in quello che è stato nominato l'incontro dell'anno 1967 dalla rivista Ring, contro Emilie Griffith, il 17 Aprile 1967. Benvenuti fu atterrato alla quarta ripresa, la quindicesima ripresa vedeva Griffith in svantaggio ai punti, quindi questi cercò di forzare la mano, trovando però uno splendido Benvenuti che ribattè colpo su colpo, vincendo il match e diventando il primo campione mondiale italiano dei pesi medi. 


Emilie Griffith VS Nino Benvenuti


Per il prossimo ho scelto il primo incontro tra Sugar Ray Leonard e Roberto Duran, valevole per il titolo dei pesi Welter, disputatosi il 20 Giugno 1980 a Montreal, in Canada. Una Guerra, dal primo all'ultimo round.
L'incontro fu preceduto da molte spigolature tra i due pugili, e Leonard, in quella occasione, decise di lasciare perdere la sua proverbiale classe da stilista per addentrarsi faccia a faccia con il suo avversario, alla pari. Perse, ma quello che ne venne fuori fu uno dei più belli incontri di pugilato mai visti. Leonard si rifece, riprendendo il titolo contro Duran nel famoso match chiamato "No Mas".

Sugar Ray Leonard VS Roberto Duran

Altro incontro memorabile terminato alla quindicesima ripresa è quello fra il toro scatenato del Bronx Jake La Motta contro Laurent Dauthille, tenutosi a Detroit il 13 settembre 1950.
Fa impressione vedere Jake La Motta colpire con una serie impressionante di ganci, come fosse un gatto, il povero Dauthille, che, seppure inizialmente riesca a mantenere anche una notevole mobilità nelle schivate, deve cedere all' irruenza del suo avversario.

Jake La Motta VS Laurence Dauthille

Torniamo ancora da Muhammad Ali, che di quindicesime riprese ne ha combattute molte, forse troppe. Questa volta contro lo statunitense Chuck Wepner, pugile che avrebbe ispirato il personaggio di Rocky Balboa, e per questo chiamato anche "Il vero Rocky". Il 24 Marzo 1975 i due contendenti si sfidarono a Richfield ed Alì riuscì ad atterrare il mastodontico rivale solamente 20 secondi prima della fine del match. Wepner non sarà mai campione del mondo, ma il suo più grande rammarico fu quello di non avere battuto il record di Vito Antuofermo per il numero di punti avuti in faccia. Solamente 329, contro i 359 di Antuofermo.

Muhammad Ali VS Chuck Wepner

Ce ne sarebbero molti altri, ma per finire ho scelto una quindicesima ripresa speciale, di un incontro che, sono sicuro, avrete visto tutti.

Un saluto

Orco di Nana

Apollo Creed VS Rocky Balboa

martedì 8 novembre 2016

Ghianda & Friends

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I soprannomi per i pugili sono un po come un passaporto, una sorta di curriculum abbreviato che sintetizza in poche parole, a volte in una sola, il pugile stesso.

Non esiste una regola precisa, il soprannome può essere dato per le doti fisiche, psichiche, attitudinali, ecc, oppure può anche non essere dato. Molti pugili famosi infatti non hanno un soprannome, o magari gli è stato dato ma non ha "attecchito".
E' il caso ad esempio di Sugar Ray Robinson (il nome è talmente bello che suona da solo), Carlos Ortiz, Emilie Griffith, Floyd Patterson, Bob Foster, Duilio Loi, Sonny Liston e molti altri.


Duilio Loi Vs Carlos Ortiz, 1960
I più eclatanti soprannomi sono dati proprio dalle caratteristiche di combattimento dei pugili. Ad esempio Archie Moore era soprannominato "Mongroose" (Mangusta) e solo in un secondo tempo (ha debuttato nel 1935 e si è ritirato nel 1963) "Old Mongroose, vecchia Mangusta, appunto.
Carlos Monzon veniva chiamato "Escopeta" che significa schioppo, Rocky Marciano "The Brockton Blockbuster" dove Brockton è la sua città natale e Blockbuster sta a significare grossomodo "Cannonata, Bomba ad alto potenziale". Celebre la sua frase: "perché ballare per quindici round con il tuo avversario quando puoi stenderlo comodamente alla prima ripresa?" David Haye ha come soprannome "Hayemaker" giocando con la parola inglese haymaker che significa "Falciatore".

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Carlos Monzon

Nel mondo del pugilato, pochi pugili hanno l'invidiabile primato di piacere a tutti, anche a chi ignora questo sport, come i picchiatori, ed è proprio tra questa particolare categoria che nascono i soprannomi più particolari.
E' il caso di Earni Shaves, soprannominato anche "Black Destroyer" (Distruttore Nero) ma meglio conosciuto come "The Acorn" e cioè la Ghianda, soprannome che rende benissimo l'idea. Particolare il fatto che il termine ghianda può essere usato sia in italiano che in inglese per descrivere un forte pugno. Altro picchiatore famoso è Roberto Duran, "El Cholo" (Il Meticcio) oppure Manos de Piedra. Il nostro Primo Carnera veniva chiamato "The Ambing Alp" (La Montagna che Cammina Lentamente) Joe Walcott "The Barbados Demon", tutti nomi che risultano essere piuttosto intimidatori.

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Joe Walcott, 1901
Inoltre ci sono pugili il cui soprannome è diventato parte integrante del proprio nome. E' il caso ad esmpio di Ray Mancini, nome che detto così dice poco, ma come Ray "Boom Boom" Mancini suona molto più familiare. Saul Alvarez è meglio conosciuto come "Canelo" Alvarez (da cannella, per il colore dei capelli rossi), inoltre abbiamo Hector "Macho" Camacho (vi risparmio la traduzione), Rubin Carter "Hurricane" e molti altri. C'è anche chi il soprannome lo ha inserito legalmente nel proprio nome all'anagrafe: è il caso di Marvin Marvelous Hagler.


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Ray "Boom Boom" Mancini

Tra i soprannomi di pugili in attività possiamo trovare l'azzeccatissimo "Postman" (Postino) per il peso massimo statunitense Derek Walker, dall'invidiabile palmaresse di 1 vittoria e 16 sconfitte. Probabilmente la carriera di postino sembra molto più promettente: la vittoria fu all'esordio con tale Michael Moore, che perlomeno, dopo aver perso anche il suo secondo incontro, si è evidentemente dedicato ad altro, magari a fare il lattaio. Azzeccato anche quello del messicano Omar Rivera detto "Triste". E ci credo, sei incontri fatti, altrettanti persi, c'è poco da ridere.
Ci sono poi quelli grossolanamente sbagliati E' il caso del portoricano Jose Lugo, "El Terror" (zero incontri vinti, sette persi, tre pareggi, forse il terrore è il suo), il boliviano Widen Saucedo, "El Disctructor" (zero vinti, cinque persi, un pareggio).

Mi domando cosa distrugga mai.


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Widen "El Disctructor" Saucedo

In italia i soprannomi non vanno proprio per la maggiore.

Tra i pugili ancora in attività (o quasi) troviamo Leonard Bundu (Il Leome), Andrea Scarpa (Sugar Ray), Marcello Matano (Il Capitano), Emanuele Blandamura (Sioux), Carmine Tommasone (Mr. Wolf), Felice Moncelli (Faccia d'Angelo), Domenico Spada (Vulcano), Emanuele Della Rosa (Ruspa), Samuele Esposito (The Wall, Il Muro), Matteo Modugno (Grissino), Fabio Turchi (Stone Cruscher, ma preferisco alla grande Fabione).

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Matteo Modugno detto "Grissino"


Concluderei il blog, evidentemente tra il serio ed il burlesco, proponendovi un match che ha come protagonista nientepopodimenochè Derek "The Postman" Walker, in una delle sue numerose sconfitte, questa volta ad opera di un debuttante scozzese, Thomas Hardwick.

Un saluto

Orco di Nana

Derek "The Postman" Walker vs Thomas "The Milkman" Hardwick



martedì 1 novembre 2016

Intervista a Davide Traversi




Alla vigilia della reunion di pugilato di sabato prossimo, mi pare doveroso, avendone la possibilità, di sentire  alcuni dei protagonisti di quella che oramai è diventata una data storica per il pugilato senese.

Ho deciso quindi di fare una breve intervista a Davide Traversi, che combatterà proprio il 5 Novembre.contro il moldavo residente in Italia, Costantin Pancrat. Inoltre sono riuscito a parlare anche con altri esponenti della Mens Sana Boxe Siena, quali il maestro ed allenatore di Traversi, David Borgogni, suo padre Romano, memoria storica della boxe senese ed allenatore degli amatori, ed infine Niccolò Nocciolini, una delle tante giovani promesse della boxe a Siena.

Cominciamo con l'intervista a Davide Traversi:

- "Dovevi combattere contro Nikola Matic, ma c'è stato un cambio di programma e combatterai contro un avversario meno esperto del primo ma più giovane e meno prevedibile, la cosa ti preoccupa? Conosci Pancrat?"

- "No non lo conosco, quindi non va sottovalutato proprio come avrei fatto con Matic, mi ero preparato per il suo pugilato...ma devo sapermi adattare, è una dote anche questa."

- "Le tue aspettative future sono rivolte solamente al campionato italiano o credi di andare oltre? La categoria dei pesi medi è molto nutrita, credi di poter emergere anche in campo internazionale?"

- "Un passo alla volta, devo concentrarmi sui singoli obiettivi a "breve" termine, allenarmi a testa bassa e migliorare. Poi si punta sempre più su." 

- "Vedendoti combattere sembreresti un Out-Fighter, cioè uno stilista, ma spesso agisci come tu fossi un In Fighter, quindi un aggressore. Quale stile rappresenta di più la tua boxe?"

- "Sono nato stilista, ma avvicinandomi e frequentando pugili professionisti di livello ho capito che agire come un In Fighter nei giusti momenti è fondamentale nei Pro."

- "Bene, e a quando un soprannome ufficiale?"

- "Deve venire da se, non c'ho pensato...mi sono legato addosso TB al momento, che sta per TraBestia, cucitomi fuori e poi dentro palestra."

- "Chi è il tuo pugile preferito?"

- "Sono tanti i miei pugili preferiti...ma forse quello che un pizzico di più mi trasmette emozioni quando lo guardo su youtube è Miguel Cotto"

- "Se vuoi dire qualcosa liberamente sulla reunion di Siena."

- "Che spero possa accorrere tanto pubblico per continuare e, chissà, iniziare ad amare questa arte"

- "e questo è anche il mio obiettivo"

- "Top"

La seconda intervista è per il maestro David Borgogni:

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David Borgogni

- "Quale è la situazione dei giovani?

- "La situazione dei giovani è ottima: oltre ai già affermati Mecheroni (campione italiano schoolboys 43 KG) e Nocciolini (vice campione italiano 52 KG), in palestra ci sono diversi ragazzi tra i 14 e i 16 anni che sicuramente esordiranno a breve. Anche il gruppo dei giovanissimi (bambini dai 6 ai 10 anni) si infoltisce sempre di più. Finalmente si sta notando una controtendenza da parte dei genitori che cominciano a vedere il pugilato per quello che è: non uno sport violento ma anzi pieno di valori ed altamente educativo."

-  "Quali sono le tue sensazioni del prossimo evento di Siena?"

- "Per quello che riguarda l'evento di sabato prossimo, sono certo che sia la prima volta in assoluto che nella nostra città viene proposto uno spettacolo pugilistico di tale portata- Un titolo italiano, quattro incontri professionistici che vedranno sul ring pugili di altissimo livello. Per Traversi un ulteriore occasione per scalare la classifica."

- "Carriera professionistica o dilettantistica? Cosa ritieni giusto consigliare ai tuoi allievi?"

- "Per arrivare al professionismo, la carriera da dilettante è l'iter da seguire. Non si può diventare professionisti se non si è stati prima dilettanti. Non si tratta di dare consigli, bisogna volerlo; paradossalmente sono quasi due sport diversi."

- "Chi è il tuo pugile preferito?"

- "Ray Sugar Leonard. Tecnico...veloce...preciso!"

- "Perché perdi tutto questo tempo in palestra?"

- "Perché vorrei lasciare una traccia...qualcosa di me."


Per la terza intervista mi pare doveroso dare spazio ai giovani, ecco Niccolò Nocciolini:

Niccolò Nocciolini

- "Come sta andando la tua vita sportiva in questo momento?"

- "Per ora sta andando non benissimo, ma bene, in quanto la scorsa settimana ho fatto un match in un torneo nazionale, che purtroppo non è andato molto bene. Ho perso ai punti, anche se potevo fare molto meglio, però in questi anni ho fatto due campionati nazionali, regionali, e l'ho vinti, quindi è stata una bella esperienza insieme ai miei compagni della palestra."

- "Come vedi il tuo futuro in questo sport?"

- "Per ora sicuramente continuare da dilettante, vedere come va questa carriera dilettantistica e forse in futuro passare al professionismo, però certo questo è uno sport in cui ci vuole tanto sacrificio."

- "Quando sali sul ring, e negli attimi precedenti, quali sono i sentimenti prevalenti?"

- "Prima di salire sul ring c'è una bella emozione, ma hai anche paura di perdere o di fare una brutta figura, perché c'è gente che ti guarda, poi questa emozione la scarichi tutta sul ring. In questo sport non è che le dai e basta...le prendi e le dai, ma c'è sempre comunque una bella emozione."

- "Cosa pensi ti possa insegnare il pugilato nella vita di tutti i giorni, ad esempio a scuola o con gli amici?"

- "Ti insegna a portare rispetto verso gli altri, e questo ti aiuta durante il corso della vita."

- "Chi è il tuo pugile preferito?"

- "Sono due, Floyd Mayweather e Manny Pacquiao."


Ultimo, ma per questo non meno importante, Romano Borgogni, che con una bonaria riluttanza ha acconsentito all'intervista.

Romano Borgogni

- "Come è cambiato il mondo del pugilato nel corso degli anni?"

- "Una volta, facevano con la forza. Era più lenta, tirandosi pugni dal primo all'ultimo minuto. Ora è più scattante, c'è più velocità, c'è un allenamento diverso. Anche perché diverso era il regime alimentare. Ricordo che si mangiava, ma parecchi fagioli. E anche ora comunque, con la boxe, non si mangia, non è come la "palla a calcio...". Per vedere qualcosa devi vincere almeno un campionato europeo o andare in altri paesi dove le borse sono notevolmente più alte."

- "Cosa può dare il pugilato ai bambini, ai ragazzi, ma anche agli adulti?"

- "Tanto, sia da un punto di vista ginnico che mentale. Io ti parlo di sessanta anni fa, tutti i picchiatori delle prime file delle contrade, venivano da me a fare pugilato, e se continuavano ad allenarsi, smettevano di fare gli spacconi e picchiare le persone a caso. Così si capisce quanto è difficile il pugilato e quanto bisogna lavorare di testa per andare avanti."

- "Qual'è il tuo pugile preferito?"

- "Muhammad Ali. Dove voleva arrivare ci arrivava, se voleva colpirti il mento...ti colpiva il mento. Ci arrivava, era il più veloce di tutti, scattante...sembrava una ballerina."

- "Cosa ne pensi della reunion di Siena?"

- "E' sicuramente un avvenimento storico, non c'è mai stato nulla di simile prima d'ora. Dai tempi di Roberto Losi non c'era mai stato un altro pugile professionista a Siena, ma lui ha combattuto pochi incontri, era un altra cosa."

- "Cosa pensi di Traversi?"

. "Traversi è un ragazzo che fa bene. Lui si allena, cosa che non ha fatto un altro pugile (omissis). Lui non perde per via del fiato...questo si, alla terza ripresa non ce la faceva più, e ha perso."


Vorrei lasciarvi, naturalmente invitandovi tutti sabato sera al palazzetto della Mens Sana, con le immagini di un incontro della precedente reunion di Siena di Francesco Mecheroni, altro promettente giovane, citato peraltro nell'intervista da David Borgogni. Buona Visione

Un saluto

Orco Di Nana


Francesco Mecheroni VS Christian Chiavaroli












lunedì 24 ottobre 2016

Pizza Pasta

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Per quelli della mia età che spendevamo intere ore (e soldi) nelle varie salette attrazioni del centro, non poteva mai mancare l'inevitabile partita a "Punch Out" il gioco arcade della Nintendo del 1984.

Spesso mi sono chiesto a chi si ispirassero i personaggi di questo gioco nella vita reale, e questo che segue è la mia personalissima interpretazione.

Il primo pugile da affrontare, molto facile, era Glass Joe (il nome  è un gioco di parole, jaw in inglese significa mento, quindi mento di cristallo), un francese che normalmente si riusciva a vincere facilmente, anche se a volte ti poteva pure mettere al tappeto. A quel punto erano veramente duecento lire buttate via.

Punch Out Arcade Glass Joe
Glass Joe
Questo potrebbe essere il pugile francese Marcel Cardan, campione del mondo dei pesi medi negli anni 40 che perse il titolo contro Jack La Motta, Caradan, oltre che per il pugilato, era famoso per la sua relazione sentimentale con la cantante Edith Piaf. Ed è  proprio per raggiungere la sua amante a Parigi che prende un aereo da new York che purtroppo si schianterà sull' arcipelago delle Azzorre senza lasciare sopravvissuti.

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Marcel Cardan
Il secondo pugile che incontravamo era Piston Hurricane, un po più pericoloso del precedente ma battibile in maniera abbastanza agevole.

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Piston Hurricane
Sarà per il baffetto da sparviero ed i capelli corti rasati ai lati in stile Marines, che l'ho sempre accostato a Joe Fraizer, campione olimpionico e dei pesi massimi a cavallo tra gli anni 60 e 70.  Si ricorda in particolar modo il primo incontro con Muhammad Ali, definito da molti l'incontro del secolo, in cui lo sconfisse ai punti. Indimenticabile la quindicesima ripresa di quello storico incontro.

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Joe Fraizer

Terzo pugile della saga, e qui si comincia a fare sul serio, era l'indomabile Bald Bull, con la sua carica dirompente che, se non saggiamente evitata, portava irrimediabilmente al KO.

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Bald Bull
Per la sua potenza pura, direi che potrebbe trattarsi del pugile statunitense Earnie Shawers, considerato "il pugno più potente della storia". Muhammad Alì, nell'incontro che vinse contro Shawers ai punti, lo definì il più potente pugile che avesse mai affrontato, e sono in molti ad attribuire alla violenza dei colpi che Alì subì in questo incontro, la malattia che di li a pochi anni si evidenzierà in lui.

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Earnie Shawers
Dopo lo scoglio di Bald Bull ecco arrivare Kid Quick, che come suggerisce il nome, si tratta di un pugile molto veloce, anche se piuttosto mingherlino, ma attenzione che quando parte e non riesci ad evitare i suoi velocissimi colpi diventa imbattibile.

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Kid Quick
Proprio per queste caratteristiche assieme di fragilità e potenza allo stesso tempo, non posso non associare questo pugile a Floyd Maywheater Senior, peso Welter degli anni 70, padre del più famoso Floyd Mayweather Junior. Di lui si ricorda sopratutto un leggendario incontro con Sugar Ray Leonard, in cui prese per tutto il match una serie incalcolabile di colpi e sembrava sempre sul punto di crollare, quando improvvisamente riprendeva vigore e diventava pericolosissimo. Leonard riuscì a stenderlo alla decima ed ultima ripresa, ma adesso qualsiasi arbitro avrebbe interrotto il match molte riprese prima.

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Floyd Maywheather Senior (a destra)
Quinto e penultimo avversario era l'italianissimo Pizza Pasta, un avversario molto difficile da vincere. diciamo che quando arrivavamo a combattere con lui, le duecento lire erano spese bene.

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Pizza Pasta
Sia per caratteristiche morfologiche che di guardia, e dotato di un destro alla "Susie Q" non ho dubbi che si tratti di Rocky Marciano, popolarissimo campione mondiale dei pesi massimi, ancora l'unico a ritirarsi da imbattuto. Celebre la sua frase: "Perché danzare per dieci riprese con un avversario se lo si può mettere KO alla prima?"

Rocky Marciano
Ultimo avversario e campione del mondo era il bazzuto gigante Mister Sandman. La tradizione folkloristica americana vuole infatti in Mister Sandman il portatore di buonanotte e sogni d'oro (nonché una famosa canzone dei Chordettes). 

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Mister Sandman (a sinistra)

Sarà che sono riuscito poche volte ad incontrarlo, ma l'unico pugile che mi viene in mente assomigliare a lui è Muhammad Alì, l'indiscusso campione mondiale dei pesi massimi negli anni 70, anche se (così come per Glass Joe, ma di lui mi piaceva la storia) non ne sarei del tutto certo, ma va bene comunque.

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Muhammad Alì

Finisco col riproporvi un video di Punch Out, con un giocatore che è molto più bravo di quanto non lo fossi io. 

Un saluto

Orco di Nana





venerdì 7 ottobre 2016

Siena s'è desta


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Quando pochi giorni fa ho letto che a Siena si sarebbero disputati non uno, ma bensì due titoli italiani di pugilato ho dovuto pulire più volte gli occhiali, pensavo di aver letto male. E' questa una notizia importante, oltre che dal punto di vista sportivo, anche e sopratutto dal punto di vista storico. Mai a Siena infatti si era disputato qualcosa del genere.

Inutile a questo punto sottolineare l'importanza che ha avuto in tutto ciò la Mens Sana Boxe Siena ed in particolare il maestro David Borgogni, che in questi ultimi anni ha costruito pazientemente una realtà pugilistica di caratura nazionale.

Ma veniamo alla riunione pugilistica, questa la locandina:

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L'evento clou è doppio, con due campionati italiani. Uno il titolo dei Cruiser (o massimi leggeri) e l'altro dei Superpiuma.

Fabio Turchi (7-0-0) giovane astro nascente della boxe fiorentina, sfiderà l'esperto Maurizio Lovaglio (20-12-0) per il vacante titolo italiano dei Cruiser. Nonostante l'esperienza di Lovaglio (che deteneva il titolo prima di lasciarlo vacante per intraprendere la sfortunata scalata europea di categoria), la bilancia sembra pesare tutta dalla parte di Fabione, la cui boxe aggressiva e devastante piace un po a tutti. Impossibile però azzardare una previsione attendibile, in quanto per Turchi questo è in realtà il suo primo vero incontro da professionista.

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Maurizio Lovaglio

Fabio Turchi

Mario Alfano (8-0-1) metterà in palio il titolo italiano dei Superpiuma contro Angelo Ardito (9-5-2). Sono due pugili con caratteristiche diverse e sopratutto età diverse. Molto più giovane Alfano, cosa questa che mi spinge a pensare che il titolo rimarrà nelle mani del campione in carica, nonostante tutta la personale ammirazione che ho nei confronti di Ardito, un pugile indomito.

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Mario Alfano
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Angelo Ardito

Il beniamino di casa Davide (e non Alessandro, come scritto erroneamente sulla locandina) Traversi (6-1-0), di rientro da un infortunio alla mano e fresco di cambio del procuratore (Graziano Loreni, a detta di molti il numero uno dei procuratori nazionali), sfiderà il bosniaco Nikola Matic (14-32-0) un pugile tenace, dotato di un buon diretto sinistro e poco più. A meno di grosse sorprese non ci dovrebbero comunque essere problemi per il nostro "Otra Vez", atleta di categoria secondo me superiore al suo avversario. Vediamo se la prossima volta l'evento clou della serata sarà proprio per Davide.

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Davide Traversi
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Nikola Matic

Ancora non abbiamo il nome dell'avversario per il campione intercontinentale IBF dei pesi Superwelter,  Orlando Fiordigiglio (25-1-0), che dovrebbe combattere sulla distanza delle 6 o 8 riprese. Sempre naturalmente che gli si trovi qualcuno con cui combattere.

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Orlando Fiordigiglio

Dunque.

Se la Boxe a Siena si è desta, ancora questo non lo possiamo dire per il panorama pugilistico generale, privo ormai da troppi anni di visibilità mediatica. Speriamo che questo evento porti, quantomeno nel senese, nuovi giovani pugili ad intraprendere questo sport che, se fatto con i giusti allenatori e le adeguate strutture, ha un percentuale di infortuni  molto più bassa, ad esempio, di quella del calcio o del basket.

A proposito di strutture, finalmente è stato fatto un "protoring" nella palestra della mens sana, ancora insufficiente secondo me ma comunque, per dirlo alla Otra Vez, "mas que nada..."

In questo articolo ho necessariamente tralasciato i giovani allievi di Borgogni, e vorrei in parte rimediare concludendo con questo bell'incontro di Niccolò Nocciolini disputato in occasione dell'ultima Reunion pugilistica organizzata a Siena.

Un saluto

Orco di Nana





giovedì 15 settembre 2016

Boxe VS Kung Fu


Chi ama  il pugilato di solito non disdegna le altre discipline da combattimento, siano esse kung fu, karate, ecc. Tutte hanno come centro il combattimento tra due persone. Certo è che esistono innumerevoli differenze e innumerevoli discipline di combattimento, quindi per comodità scelgo di parlare solamente del pugilato e del kung fu, confrontandole tra di loro.

Dire chi è più forte tra il migliore pugile in circolazione ed il maestro di kung fu più eccelso in effetti fa un po sorridere, è come dire chi è più forte tra Superman e Thor. Uno è un extraterrestre, l'altro un dio e tra l'altro il primo appartiene alla DC Comics e l'altro alla Marvel Comics, quindi la risposta non può essere che una sola e cioè: il confronto è impossibile.

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Superman VS Thor
La scopo del post non è dunque quello di predire un risultato impossibile da valutare, ma di confrontare le varie caratteristiche delle due discipline, al fine di trovare le differenze ed i punti in comune, magari dare anche qualche motivo di riflessione, sia per il pugile che anche per l'appassionato di arti marziali.

Innanzitutto occorre fare una prima fondamentale differenziazione: il pugilato è uno sport, il kung fu è uno stile di vita, e questo è determinante, non tanto nel tipo di allenamento, ma nell'approccio mentale alla disciplina stessa. Inoltre il pugilato viene combattuto con i guantoni, seguendo delle regole precise, nel kung fu ogni parte del corpo è un arma ed i colpi, le leve, trazioni, disarticolazioni e quant'altro hanno come unico obiettivo quello di neutralizzare l'avversario nel più breve tempo possibile, usando anche colpi mortali o potenzialmente devastanti, come le torsioni del collo, accecamenti, colpi alla gola, inguine, dislocazioni di articolazioni e tutto quello che ci possiamo mettere.

Quindi, in un ipotetico scontro a mani nude senza regole, due contendenti di peso uguale di cui uno campione di pugilato e l'altro maestro di kung fu, mi sento di dire che probabilmente il secondo avrebbe la meglio, non tanto per la potenza dei colpi che, per tipo di allenamento il pugilato probabilmente risulta essere più efficace, ma quanto per l'approccio al combattimento stesso e all'uso di parti del corpo e tecniche in cui il pugile non è assolutamente padrone. Di contro, in un incontro con guantoni e regole precise, ecco che probabilmente la cosa si invertirebbe e sarebbe qui il pugile ad avere la meglio, in quanto più abituato a questo tipo di lotta. 

Siamo ancora in una situazione di stallo. 
Quali sono dunque le differenze  che caratterizzano le due discipline? 
Sono molte in realtà, quindi mi limiterò a citare solo le principali:

La respirazione

Negli allenamenti di pugilato è praticamente assente o tenuta in considerazione marginale, mentre nel kung fu è fondamentale. E' la parte iniziale e finale di ogni allenamento e non solo, molti colpi e movimenti vengono associati a respirazioni differenti,  mentre nella boxe spesso non si va più in la del semplice "pffff" o "uhmmp" nel momento del colpo (che è già qualcosa) ma sicuramente non basta. Solo respirando nel modo corretto è possibile sfruttare appieno l'energia interna che ci permette di ottenere la massima efficacia. Superfluo ricordare infatti che una buona respirazione prima di ogni allenamento o gara (ma anche dopo) è indispensabile, in quanto così il cervello, i muscoli, gli organi ed i tessuti vengono irrorati di sangue carico di ossigeno, rendendoli pronti e scattanti per il lavoro che dovranno andare a fare. Inoltre esercizi respiratori possono rivelarsi molto utili nel pre-gara, come aiuto alla concentrazione e al rilassamento. 


Tecniche di Respirazione Shaolin


La varietà di guardie

Mentre nel pugilato l'atleta adotta di solito un solo tipo di guardia, massimo due, per ogni combattimento, nel kung fu queste variano molto spesso, in base alle caratteristiche dell'avversario e ai colpi da portare. Inoltre hanno molta padronanza nell'alternare guardie destre e sinistre in maniera quasi paritaria, a prescindere dal lato più forte della persona. Fondamentalmente nel kung fu non esistono atleti destri o mancini.
Certo che non è semplice variare guardia in continuazione durante un combattimento, ma il saper padroneggiare più guardie disorienta l'avversario che si ha di fronte, diminuendo la prevedibilità della nostra azione ed aumentando le combinazioni in attacco. 
Non dico che nel pugilato debbano venire usate guardie e tecniche di kung fu, ci mancherebbe,  ma basterebbe già che un pugile sia bene allenato in tutte le guardie fondamentali della boxe, che non sono poi così poche, questo naturalmente sia in posizione destra che sinistra.



Alcune guardie nella Boxe



Il combattimento

In questo ambito, invece, è il pugilato ad insegnare qualcosa al kung fu, in cui i combattimenti sono perlopiù assenti. Questo in parte è dovuto anche alla potenziale pericolosità dei colpi dati a mani nude in zone sensibili e pericolose, in parte alla assoluta reticenza, da parte delle scuole di kung fu, di usare i guantoni o i dispositivi di protezione. Certo è che i combattimenti molto spesso sono semplici applicazioni di forme, in cui i colpi vanno a segno in maniera quasi impercettibile, di fatto impedendo di capire realmente la potenza, le capacita di incasso dei colpi e tutto quello che invece appare subito ben chiaro nel pugilato. Negli ultimi anni si è diffusa infatti, nelle scuole di kung fu, anche il sanda, che è una forma di combattimento con guanti e protezione, che però assomiglia più ad un misto tra un incontro di kickboxing e lotta greco-romana, ed in ogni caso, non è kung fu, ma un altra cosa. 



Un combattimento di Sanda


L'uso della palestra

Sempre più spesso vediamo pugili con fisici statuari, addominali scolpiti e bicipiti fotonici. Eppure, se guardiamo molti campioni, non hanno un fisico così scolpito, pur essendo fortissimi. 

Anzi. 

Il fisico del pugile di base non è proprio uguale a quello di un culturista, anche perché alcuni muscoli non servono a nulla o quasi e per assurdo un loro abnorme sviluppo potrebbe rallentare l'azione del muscolo antagonista, magari proprio quello che invece è direttamente interessato all'azione. Per fare un esempio, il bicipite brachiale (vanto di molti pugili) non è poi così importante nel pugno, come invece lo è il suo antagonista, cioè il tricipite radiale, situato al di sotto. Inoltre ricordiamoci bene che come difesa i muscoli non sono così efficaci in quanto, anche se duri, sono sensibili al dolore ed a traumi e sanguinamenti, tutte cose assenti ad esempio in un sano strato di tessuto adiposo.
Nel kung fu, in linea generale, l'uso dei pesi è assolutamente vietato, in quanto l'unico peso che serve per l'allenamento è il corpo stesso. Vengono usati a volte dei pesi in maniera statica, ma perlopiù servono più a temperare la volontà che non a fare i muscoli.

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Il campione del mondo dei pesi massimi Tyson Fury

Lo stile di vita

Letteralmente la parola "kung fu" significa "duro lavoro" per la scuola Wu Tang, oppure "colui che ha una devozione incrollabile" per la scuola Shaolin, ed ha una storia di quasi duemila anni. Il termine "Boxe" proviene invece dall'inglese box, che significa "pugno, schiaffo", ed è nata nara il 1700 ed il 1800. 

In un monastero Shaolin gli allenamenti incominciano alle all'alba e finiscano al tramonto, tutti i giorni, fin da piccoli. Sono allenamenti per rafforzare il corpo, ma anche lo spirito e vengono eseguiti sempre. Nella boxe invece gli allenamenti variano in base all'incontro. Normalmente un maestro di kung fu mantiene un corpo perfettamente sano e scattante anche in età avanzata. Nel pugilato, a causa anche dei duri colpi ricevuti durante gli incontri, dopo una certa età il corpo e la mente necessariamente risentono di tutto questo accanimento e presenteranno alla fine il conto, che per alcuni sarà anche molto salato. 

Il kung fu è uno stile di vita che comprende molteplici fattori, non solo quello della lotta. Il maestro di kung fu considera lo scontro solamente come unica soluzione, quando tutte le altre alternative non sono praticabili, e non ostenta mai la sua bravura o superiorità in pubblico.
Il pugile normalmente fa l'opposto. Gli piace mostrare la sua forza, la sua agilità anche fuori dal contesto della palestra, e non sono infrequenti fatti di cronaca di pugili professionisti che hanno pestato qualche malcapitato di passaggio. 

Un altra differenza è data dalla meditazione, che nel kung fu è parte integrante per ogni allenamento. Ad essere sincero mi fa sorridere il pensare di vedere Jack Dempsey che medita come un santone indiano, e certo questo aspetto non è di facile integrazione nel pugilato, anche se alcune tecniche di meditazione possono essere utilizzate come rilassamento in allenamento o pre-match. 

Quindi, mentre nel kung fu l'allievo intraprende questa disciplina solo marginalmente per imparare a combattere, nella boxe il fine unico è vincere l'avversario, e tutto il resto è orientato in tal senso. Vinci una sfida oppure perdi, diventi campione oppure no. 


Documentario National Geographic sul Kung Fu Shaolin

Spero di aver dato quantomeno una minima conoscenza a chi non avesse mai avuto modo di conoscere il kung fu, e anche qualche spunto su cui riflettere..

A questo punto però sarete curiosi di sapere il vincitore della sfida tra boxe e kung fu, immagino.

Questo lo potrete solamente scoprire guardando l'ultimo video che vi propongo, con due attori di eccezione, come Mike Tyson e Donnie Yen, in una scena tratta dal film Ip Man 3.

Un saluto

Orco di Nana

Ip Man VS Mike Tyson

domenica 11 settembre 2016

Le fratture della mano nel pugilato



La mano, nel pugilato, viene sottoposta a tutta una serie di sollecitazioni sia nell'offesa che nella difesa. Viene dunque spontaneo che questa parte del corpo è una delle più interessate nella casistica delle lesioni per questo sport.

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Le ossa della mano


Nel pugno, la superficie che colpisce deve essere costituita dalle teste dei quattro ultimi metacarpi e dalle falangi basali, flesse in modo da formare un angolo di 90 gradi con il piano del dorso.  La posizione del pollice è di adduzione del metacarpo, lieve flessione della prima falange sul metacarpo, flessione ad angolo retto della seconda falange sulla prima. La posizione del polso deve essere sempre intermedia tra flessione ed estensione per formare una linea retta con le ossa metacarpali.



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Un perfetto destro di Gennady Golovkin

Le fratture del carpo

Le ossa carpali funzionano da cerniera per i movimenti del polso e della mano, ma anche da ammortizzatori di forze traumatiche sulla mano e sull'avambraccio. La forza dell'impatto viene infatti trasmessa alle ossa dell'avambraccio attraverso le ossa del carpo. Lo scafoide in particolare, incastrato tra la testa del capitato e la superfice articolare del radio, assorbe la maggior parte della forza viva traumatica.
La sintomatologia in queste fratture, è caratterizzata da dolore vivo, diminuita articolarità del polso e della funzione prensile delle dita.
Le cause possono essere molteplici, classico è il un pugno dato con deviazione radiale, ma anche da traumi cronici, e da colpi diretti al polso
In base alla gravità della frattura, la terapia può essere fatta con ingessatura da tenere 4-12 settimane, mentre in alcuni casi occorre ricorrere alla terapia chirurgica.

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Frattura dello scafoide

Frattura della base del primo metacarpo

E' la più frequente e si verifica per meccanismo indiretto, di iperflessione e adduzione, in quanto il colpo è portato in maniera irregolare, quindi non con le teste degli ultimi quattro metacarpi ma dal primo metacarpo il quale viene forzato in adduzione e flessione, fratturandosi nella sua parte meno mobile, e cioè la sua base. Tra i pugili, i cosiddetti "picchiatori" sono i più inclini ad avere tale problematica, in quanto colpiscono violentemente, con un improvviso slancio verso l'avanti e verso l'interno del braccio teso sulla linea orizzontale.
In base alla localizzazione si suddividono in extra articolari ed intra articolari, in cui troviamo la famosa frattura di Bennett.
La sintomatologia è caratterizzata dalla tumefazione alla base del metacarpo, con spesso l'interessamento bel bordo radiale della mano, con la formazione, a distanza di qualche giorno, di ecchimosi. La mobilità del pollice è limitata e dolorosa. Alla palpazione presenta dolore vivo.
La terapia consiste nell'immobilizzazione per 4-5 settimane, ma più spesso viene adottata la terapia chirurgica.

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Frattura di Bennett

Fratture distali dei metacarpi

In queste il più colpito è il secondo metacarpo. Il frammento distale (e quindi la testa del metacarpo) si inginocchia, per cui scompare la nocca del dito quando la mano è chiusa a pugno. Si verifica per iperflessione della falange prossimale del dito. In tale situazione la superficie di impatto non è più costituita dalla testa del metacarpo corrispondente, bensì dall'apice della falange, che viene sottoposta ad una violenta iperflessione, che ne determina a sua volta la frattura.
La sintomatologia è caratteristica: tumefazione diffusa in sede metacarpo-falangea, scomparsa della nocca corrispondente, dolore vivo al movimento del dito interessato.
La terapia consiste con la immobilizzazione in trazione continua nella posizione funzionale del dito. E' importante non sottovalutare tali fratture, in quanto possono essere causa di notevoli disturbi funzionali tardivi quale esito di mancata immobilizzazione o insufficiente riduzione. Nei casi gravi è necessaria la terapia chirurgica.

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Fratture metacarpali

Altri tipi di fratture, meno frequenti, sono la frattura basale dei metacarpi, le fratture diafisarie e delle falangi. Tra le lesioni di natura microtraumatica possiamo citare il pollice curvo.

Come tute le fratture, dopo le cure mediche è importante seguire un rigido programma di riabilitazione, meglio se con fisioterapisti specializzati, chiamati anche terapisti della mano. La mano, oltre che come arma di difesa ed attacco, è sopratutto una parte fondamentale di noi stessi. Ripetuti traumi e fratture, unitamente ad una cattiva rieducazione funzionale, possono causare importanti problematiche che, nell'età adulta, porteranno sicuramente a gravi conseguenze della funzionalità dell'arto stesso, con tutte le inevitabili conseguenze del caso.

Vorrei concludere il post alleggerendo un poco l'argomento. Alcune volte è possibile vincere anche con una sola mano. Vi lascio quindi con le immagini della incredibile vittoria di Danny Williams che, nonostante una frattura ad una mano avvenuta durante l'ultimo round, riesce ad atterrare Mark Potter con un solo braccio, il sinistro. Tutto è possibile dunque.

Un saluto

Orco di Nana



Danny Williamson vs Mark Potter